Marghera: Learning from other Waterfronts

 

Sul tema della rigenerazione, la Biennale contamina l’entroterra veneziano con il progetto speciale «Reporting from Marghera and other waterfronts»

 

VENEZIA. Come rigenerare i waterfront leggendo ed interpretando le dinamiche ed i processi affrontati da alcuni casi internazionali di rigenerazione? Quali elementi hanno innescato percorsi virtuosi per questi spazi di forte relazione tra città, sistema produttivo e commerciale? Queste sono le questioni che vengono poste all’evento collaterale di Biennale a Forte Marghera. Uno spazio che, per chi non conosce il territorio, poco centra con l’immagine comunemente riconosciuta di Marghera (Porto), ma che ben si presta per parlare di questi luoghi per la sua posizione al limite tra terra e Laguna.

All’interno del forte ottocentesco la Biennale di quest’anno contamina l’entroterra veneziano per studiare e confrontare le esperienze internazionali di rigenerazione dei waterfront. Un esercizio che guarda al lato opposto del ponte che collega Venezia con la terraferma, che raccoglie idee e progetti per stimolare ulteriormente il fermento sul tema della riqualificazione e riuso del grande comparto industriale in gronda lagunare.

Il titolo «Reporting from Marghera and other Waterfronts» ben inquadra l’esperienza che il curatore Stefano Recalcati intende far vivere. Il padiglione presenta una rassegna di casi internazionali sulla riconversione dei porti attraverso due chiavi di lettura. La prima riconosce e definisce la trasformazione storica di queste aree (dallo stretto rapporto con il centro all’allontanamento e dismissione fino alla rigenerazione), mentre la seconda le filtra per azioni chiave intraprese nella fase di rinnovamento. Questo permette di leggere nelle esperienze riportate la Visione, i Processi amministrativi, il Coinvolgimento, le Procedure ambientali, la Qualità architettonica e gli elementi di Innovazione.

Baltimora, Barcellona, Boston, Dublino, Genova, Amburgo, Londra, Marsiglia, Oslo, Rotterdam, Santander e Sidney sono raccontate attraverso le trasformazioni delle loro aree portuali e presentate con video, tavole e schemi che ne illustrano le caratteristiche, operando un lavoro di catalogazione e sintesi delle dinamiche evolutive dei luoghi.

Il padiglione propone una raccolta di processi, mette al centro i fattori che hanno innescato la rigenerazione delle aree e ne fa sintesi, raccontando la storia dei porti e delle possibili opzioni. Questo per arrivare a chiudersi su Venezia (e Bagnoli anche se non è propriamente un porto), al Porto di Venezia e Porto Marghera, nel tentativo di stimolare l’attenzione alle scelte strategiche come elemento necessario per l’innesco di un processo di rigenerazione.

La time-line dei casi finali è ancora incerta, vengono poste questioni per individuare una visione di tali aree che appare ancora sfocata. Uno stimolo per ragionare prima sul contenuto che s’intende immaginare, piuttosto che sul contenitore.

 

Related Posts

Declina la frontiera come spazio metafisico al Padiglione argentino all’Arsenale, che forse il...

La riflessione australiana, cosi come il suo tema centrale, potrà sembrare leggera e lo stratagemma...

Offrire un riparo, allestire spazi di vita decorosi e creare i presupposti per una buona convivenza...

Leave a Reply