Revitalisation by Reconciliation

 

Evento collaterale della Biennale, fino al 27 novembre presso la Fondazione Querini Stampalia alcune esperienze di riqualificazione urbana e territoriale tra Olanda, Belgio e Germania a cura di Jo Coenen

 

VENEZIA.«Dio ha creato la terra e gli olandesi hanno creato l’Olanda»: si riassume così il lavoro di un popolo che ha saputo strappare all’acqua il proprio territorio e che quotidianamente deve ridefinire la labile linea di confine che separa la terraferma dal mare. Il reportage dal waterfront nordico presenta un progetto lineare di micro-interventi puntuali che testimoniano un’inversione di tendenza: invece di continuare a consolidare ed innalzare le dighe esistenti, si crea una fascia di rispetto di dune in sabbia – un paesaggio che apre a nuovi scenari ecologici e turistici.

Il fronte marittimo a nord non è però l’unica linea di confine individuata da «Revitalisation by Reconciliation»: la punta meridionale del Paese – regione dove è nato il curatore Jo Coenen, architetto e urbanista – confina con Belgio e Germania e presenta così tanti elementi di continuità con gli stati limitrofi da arrivare quasi a cancellare i confini nazionali. L’attività estrattiva ha portato allo sfruttamento intensivo del territorio; una tendenza interrottasi negli anni ’70 con la chiusura delle miniere e che rende necessario oggi un radicale ripensamento delle prospettive di riconversione attraverso una pianificazione di lungo periodo alla grande scala. Indeland è un’organizzazione sovranazionale che propone interventi di riqualificazione per quest’area, ad esempio la costruzione dei tre laghi artificiali più grandi d’Europa, con l’intento di ossigenare e ripulire l’acqua di falda – un sistema analogo a quello proposto da Carlo Rubbia e Renzo Piano per le ex acciaierie Falck di Sesto San Giovanni. Alla diminuzione della superficie disponibile corrisponderebbe un aumento della densità e della qualità di vita, anche grazie alla predisposizione di progetti flessibili nel tempo e adattabili, come «Factor X», un edificio prefabbricato in grado di assumere otto diverse configurazioni adattabili a ospitare nuclei familiari di diverse dimensioni, ma anche uffici o negozi.

La grande sala che affaccia sul giardino ospita il cuore della mostra, dedicato alla ricostruzione della storia della Internationale Bauausstellung (IBA), dal Mathildenhöhe di Darmstadt del 1901 ai giorni nostri: la prospettiva storica permette di valorizzare il progetto IBA Parkstad, in programma per il 2020. Si tratta della prima esposizione IBA pianificata al di fuori dei confini della Germania, esattamente in quella terra di confine che è la propaggine meridionale dei Paesi Bassi. Come testimoniano gli esempi ormai storicizzati del Weissenhof di Stoccarda nel 1927 o di Berlino 1987, IBA non è soltanto un’esposizione ma uno strumento di trasformazione del territorio capace di agire nel tempo. In questo solco, IBA Parkstad ha raccolto più di trecento proposte attraverso un bando e si propone di riconvertire undici ex miniere della regione in parchi residenziali. Nello stesso anno è in programma anche IBA Basel e non a caso i due luoghi presentano numerosi punti in comune: primo fra tutti la collocazione di frontiera tra più stati e la conseguente mixitélinguistica e culturale, che ne fanno un terreno fertile di discussione, un porto franco delle possibilità.

 

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