Come produrre eventi per il Fuorisalone: una galleria, un deposito industriale e uno spazio urbano

 

La galleria Antonia Jannone ospita una mostra di disegni di Steven Holl, il Nilufar Depot in zona scalo Farini espone Lina Bo Bardi e Giancarlo Palanti e l’installazione gonfiabile Salvami/Andata-Ritorno collega la Stazione Centrale al Museo della Shoah

 

Fuorisalone ormai è diventato sinonimo di centinaia di eventi che, a partire dal sito web, risultano poco comprensibili per le scarne informazioni. Allora ci si orienta con le email che si ricevono, con i diari di Facebook e con le storie di Instagram. Un mare disomogeneo che porta benefici economici per la città ma dove la periferia che “va a Milano” non appare mai come centro catalizzatore. Questa dovrebbe essere la vera sfida del mondo del design, ricordarsi della sua utilità sociale, spesso dimenticata, invece ci confrontiamo con il fascino glamour di un aperitivo esclusivo, di una bizzarria di Maurizio Cattelan in zona Brera o di un’interessante architettonicamente, ma noiosa conferenza dell’ottuagenario Guido Canali, organizzata da Icon Design (gruppo Berlusconi), moderata dal figlio di Italo Lupi, Michele; tutto torna in un paese che vede sempre più i figli ripercorrere le gesta dei padri togliendo spazi agli altri.

Così in questo valzer di eventi spiccano tre luoghi: una galleria (Jannone), un deposito industriale (Nilufar Depot) e uno spazio urbano (Stazione Centrale-Museo della Shoah) in cui si concentrano tre progetti “tradizionali” interessanti non solo culturalmente ma nel far comprendere la modalità di produrre eventi ad hoc per la settimana milanese del Salone del Mobile. Ogni caso va analizzato nella sua peculiarità.

 

“One Two Five”, Steven Holl alla Galleria Jannone

La galleria Antonia Jannone, specializzata in disegni di architettura, dopo il 2017 quando ospitò la bella mostra curata da Francesca Picchi sulle ceramiche Indian Memory di Ettore Sottsass nell’anno del centenario, replica quest’anno con un’altrettanto interessante mostra, “One Two Five”, di disegni realizzati dal grande architetto americano Steven Holl, a cura dello storico del design Marco Sammicheli. “Per oltre quarant’anni di attività – scrive Sammicheli – 250 progetti di cui settanta in giro per il mondo, ogni architettura di Steven Holl è stata generata, studiata e configurata a partire da un disegno”. Il disegno, dunque, come elemento base del progetto, realizzato con la tecnica dell’acquerello su taccuini che, solitamente di formato 5×7 cm, raccontano l’idea architettonica con forme pure, con la traccia delle ombre, come nei quadri di De Chirico, spazi privi di persone dove l’unica emergenza è lo spazio.

Un atteggiamento diverso da altri architetti, come Renzo Piano che usano la tecnica a schizzo, più rapida e meno precisa, e dove il progetto viene rappresentato in pianta e sezione. Holl rappresenta la sua idea in prospettiva nel concatenarsi dei parallelepipedi, nel rapporto pieni/vuoti e luci/ombre. Dal progetto per Porta Vittoria a Milano (1986) dove immagina la città come una ruota che si aggancia all’isola di Manhattan, al Maggie’s Centre Barts a Londra (2017), l’ospedale per il sollievo dei poveri (ispirandosi per le vetrate e i tappeti al pentagramma della notazione musicale neuma tipica della musica medioevale) fino ad altri progetti recenti come il JFK Center for Performings Arts (2019), la biblioteca della Hunters Point Community (2018), il Lewis Art Complex (2017), l’Institute for Contemporary Arts (2018) e il progetto del 1989 per l’area di Tolbiac a Parigi.

 

Lina Bo Bardi e Giancarlo Palanti al Nilufar Depot

Nel secondo caso, il Nilufar Depot in zona scalo Farini ospita una mostra curata dalla collezionista Nina Yashar sullo Studio d’Arte Palma fondato da Lina Bo Bardi e Giancarlo Palanti a San Paolo e attivo dal 1948 al 1951, il cui obiettivo era disegnare mobili moderni per il mercato paulista. Il Masp era stato aperto nel 1947 e ricostruire, nella nuova avventura brasiliana, quella che era stata la galleria romana di Pietro Maria Bardi, marito di Lina, aprì alla collaborazione con Palanti emigrato in Brasile nel 1946 come i Bardi. Come osserva la stessa Lina nell’articolo “Móveis Novo per Habitat” (1950) “gli architetti brasiliani erano così impegnati con l’urgenza della ricostruzione che non avevano tempo di dedicarsi al progetto di una sedia”.

L’allestimento della mostra milanese, disegnato da Space Caviar, viene pensato con una serie di pedane in mattoni grezzi a richiamare l’estetica brutalista di Lina su cui vengono collocate le sedie, tra le quali spiccano quelle per il SESC Pompeia, semplici, efficaci, utili, mentre nelle parti laterali sotto i ballatoi sono scandite dalle travi in acciaio una serie di interni che riprendono in scala quelle delle architetture della Bo generando l’effetto trompe l’oeil.

 

Salvami/Andata-Ritorno tra la Stazione Centrale e il Museo della Shoah

Il terzo caso riguarda un grande artista, Franco Mazzucchelli, che agisce fin dagli anni settanta nello spazio pubblico con i gonfiabili, come a Volterra ’73, dove invade il centro storico con le sue strutture giocose, e, ancora, con gli abbandoni A.TO.A (Art to abandon, a toi) come quelli che disperde nel mare a Santa Margherita Ligure.

Recentemente il Museo del Novecento gli ha reso omaggio con una mostra nella quale sono presentati molti materiali inediti. La nuova installazione Salvami/Andata-Ritorno, a cura di Sabino Maria Frassà (promossa da Ventura Centrale, Cramum e Associazione FAS-Gruppo Ferrante Aporti Sammartini), parte dal sottopasso della Stazione Centrale e giunge fino al Museo della Shoah. Due sfere di pvc gonfiabili, collocate in due punti diversi, sono collegate da un tubo lungo 200 m, anch’esso gonfiabile, che appare e scompare nel sottosuolo per poi riemergere nel viale che conduce al museo. L’obiettivo è ricomporre e ri-cucire le crescenti fratture presenti a Milano e nella nostra società, lasciando ai cittadini l’interazione e l’interpretazione di un segno leggero ma deciso nel luogo, costruendo uno spazio mentale tra un luogo di passaggio (la stazione) e un luogo della memoria (il museo).

 

Immagine di copertina: Salvami/Andata-Ritorno (© Emanuele Piccardo)

 

 

 

 

 

 

 

Related Posts

Ventura Centrale anche quest’anno non delude   Gli olandesi di Ventura Projects danno vita agli ex...

La mostra 1+1+1 di Assab One: dall’industrial heritage alla “fabrica” come arte del respiro   Curata...

Passegiando tra corti, giardini, spazi pubblici da riscoprire   L’occasione di Salone e Fuorisalone...

Leave a Reply