Ventura Centrale anche quest’anno non delude

 

Gli olandesi di Ventura Projects danno vita agli ex magazzini Raccordati che ospitano nove installazioni curate, tra gli altri, da Motosuke Mandai, Nitto Group e Stephan Hürlemann. Lungo la ferrovia, Alcova è la location tra le più interessanti della Design Week

 

Il secondo anno di vita di Ventura Centrale non ha deluso neanche in questa edizione della Design Week. Gli ex Magazzini Raccordati, depositi dismessi della stazione Centrale di Milano, non hanno smesso di sorprenderci dando vita a nove spettacolari esperienze, sempre sotto la guida di Ventura Projects, gruppo olandese noto per aver gestito per anni e con successo Ventura Lambrate, il distretto del design ora chiuso e sostituito da Ventura Future (FuturDome).

Tra le installazioni più sorprendenti quella di Stephan Hürlemann, che ha progettato sette strane creature alte 3 metri. All’interno del buio magazzino le “marionette” giganti fanno quasi indietreggiare i visitatori, ma osservandole bene ci si accorge che sono fatte dall’insieme di vecchi pezzi di sedie e tavoli (del marchio Horgenglarus) e diventa quindi inevitabile avvicinarsi a loro per conoscerle.

Tra le installazioni più suggestive e fotografate quella dell’architetto Motosuke Mandai che, in collaborazione con il produttore giapponese di materiali in vetro, prodotti chimici e high-tech AGC Asahi Glass, progetta un allestimento in cui i visitatori sono immersi in un “paesaggio di vetro”. 35 lastre sparse nello spazio riproducono differenti registrazioni assegnate a ciascuna. In “Soundscape”, il vetro che genera i suoni immerge i visitatori in una nuova esperienza uditiva che rappresenta una miscela di design, tecnologia ed estetica.

Di grande impatto visivo il progetto molto colorato “Bring color into your life” di Nitto Group che presenta HARU stuck-on design, ovvero il brand di adesivi da parete che ha dato prova della sua versatilità ed efficacia con l’installazione site specific progettata dall’ufficio creativo SPREAD.

Da New York, arriva invece il progetto di Eileen Fisher & Edelkoort Exhibitions che hanno presentano “Waste no more” in cui indagano il problema dell’impatto ambientale dell’industria tessile e del fashion raccontato attraverso un’installazione che ricorda un po’ i maestri dell’arte povera.

In ultimo una novità: The Diner, un ristorante temporaneo dall’atmosfera americana e retrò realizzato dall’architetto e designer americano David Rockwell per omaggiare il 25° anniversario della rivista newyorkese Surface.

Costeggiando la ferrovia e andando nel tanto “di moda” quartiere NoLo (North of Loreto), in via Popoli Uniti 11 incontriamo quella che forse potremmo definire la location più interessante di questa Design Week: Alcova, all’interno dell’ex panettonificio G. Cova. Da un’idea di Space Caviar (Joseph Grima) e Studio Vedét (Valentina Ciuffi), questo suggestivo luogo abbandonato ha ripreso vita con più di 20 espositori (tra cui Better Known As, Gijs Bakker, Hans Maier Aichen, Buro Belen, Bloc Studios, Architetti Artigiani Anonimi, Nan Ban, hasselt Z33, Francesca Torzo, Aldo Bakker, Piet Oudolf e ABT e Christophe Machet), designer indipendenti, istituzioni, gallerie e imprese legati dal filo comune della ricerca. Un’incantevole architettura industriale che diventa un luogo per lo scambio di informazioni e di idee, dove si respira sperimentazione.

 

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