Stati Uniti

“Dimensions of Citizenship”: quando l’architettura sfida la politica

 

È uno dei padiglioni più politici, che si pone contro le derive razziste dell’amministrazione Trump rappresentando il concetto di cittadinanza attraverso sette temi: Citizen, Civitas, Region, Nation, Globe, Network, Cosmos. L’architettura indaga il senso di collettività e l’influenza delle tecnologie digitali che velocizzano il processo della globalizzazione. La sfida americana definisce così varie scale di intervento, focalizzandosi su alcuni temi chiave della politica come il rapporto confine-migrazione clandestina, tuttavia necessaria allo sviluppo dell’economia americana, e l’eterna questione della colonizzazione dello spazio dell’Universo in un delirio di onnipotenza, imponendo al mondo le conquiste Made in USA.

I curatori, Niall Atkinson, Mimi Zeiger, Ann Lui, si pongono in una posizione critica nei confronti delle politiche governative, sicuri della disattenzione in America, come in Europa, dei problemi sollevati dagli intellettuali, architetti compresi. Dunque, è la dimensione civica il filo conduttore del progetto curatoriale. Questo tema viene trattato in Thrival Geographies di Amanda Williams + Andres L. Hernandez insieme all’artista Shani Crowe, con il tema della disuguglianza delle comunità femminili afro-americane. Mentre a Memphis il rapporto di potere tra cittadini e politica si evidenzia nella rimozione dei monumenti confederati. Qui il progetto Stone Stories di Studio Gang propone, nel Memphis Landing, un approdo fluviale pavimentato risalente al XIX secolo, un nuovo tipo di monumento collettivo. E’ ancora una volta il confine la base della ricerca di Estudio Teddy Cruz+ Fonna Forman con il progetto Mexus, una serie di spartiacque tra Messico e America che travalica, tra riserve indigene, aree verdi e metropolitane, il concetto di muro-confine. Sempre sullo stesso tema confine-migranti si sviluppa l’opera video Transit Screening Lounge, dove negli spazi interstiziali agiscono i migranti. Viene così evidenziato come sottotema quello della marginalità e dell’esclusione bene evidenziato dal lavoro di Diller Scofidio + Renfro con il Columbia Center for Spatial Research. Un’indagine sui dati raccolti dai satelliti che generano, appunto, luoghi di esclusione e marginalizzazione dei cittadini a livello globale. Le stesse condizioni che si creano con la lenta ma continua colonizzazione dello spazio ad opera delle industrie private americane evidenziato da Cosmorama. Tre storie in cui si evidenziano gli interessi delle industrie private nella conquista dello spazio: Mining the Sky che, partendo dallo S.P.A.C.E. Act del 2015, afferma il diritto dei cittadini statunitensi allo sfruttamento delle risorse extra-planetarie; Planetary Ark dove un gruppo di animali vivi sono usati come test di sopravvivenza nello spazio; e infine il Pacific Cemetery, un’isola artificiale dove i satelliti smantellati e altri detriti spaziali vengono depositati e oggi, con una propria sovranità, luogo di ospitalità dei rifugiati climatici dagli stati delle Isole del Pacifico.

Un punto di vista, quello americano, che si pone ancora una volta contro una certa idea di stato, come era accaduto nel 2008 durante la curatela di Bill Menking, dove i visitatori erano accolti da una parete-telo, che chiudeva il lato mancante del padiglione, su cui era stampato il muro del confine con il Messico, testimonianza delle politiche di George W. Bush jr.

 

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