Marmomac 2018. Focus on Archmarathon Stone Award

 

La quarta e ultima tappa del nostro avvicinamento alla fiera internazionale del marmo (Verona, 26-29 settembre), è dedicata al riconoscimento appositamente creato, all’interno del format Archmarathon Awards, per la promozione e la valorizzazione del materiale litico in architettura. In attesa di conoscere il vincitore ecco i tre progetti finalisti

 

Due anni fa, nel corso dell’edizione 2016 di Marmomac nasceva la categoria “Stone” degli Archmarathon Awards, il premio internazionale di architettura organizzato dalla rivista Platform. Due intere giornate di casting, 20 studi selezionati da Simona Finessi, Craig Copeland e Pietro Carlo Pellegrini per individuare tre lavori finalisti che rappresentassero il miglior progetto di architettura attraverso l’utilizzo della pietra.

Ora a questo ultimo step sono giunti a contendersi il titolo tre noti studi per altrettanti progetti: gli iberici Abalo Alonso Arquitectos per l’ Health Center a Monterroso (Spagna); gli olandesi Kaan Architecten per la Corte suprema dei Paesi Bassi a l’Aia (Paesi Bassi) e i francesi Maroun Lahoud Architecte per St. Elie Church a Beirut (Libano).

In attesa di conoscere quale sarà il progetto vincitore del primo Stone Archmarathon Award, la cui premiazione è fissata in calendario giovedì 27 settembre, durante Marmomac 2018, i singoli studi così commentano i propri lavori e le motivazioni della giuria:

 

Abalo Alonso Arquitectos per il suo Health Center specifica che la scelta caratterizzante dell’ardesia “permette di integrare la costruzione nell’ambiente circostante, non solo per il colore e per la sua consistenza, ma anche per la sua sostenibilità. Abbiamo utilizzato materiale locale ponendolo in relazione con ciò che lo circonda. Probabilmente anche queste motivazioni, oltre alla qualità del progetto, hanno determinato la scelta della giuria”.

 

Lo studio Kaan Architecten, descrivendo il progetto della Supreme Court of the Netherlands, in pieno centro storico della capitale olandese, afferma che “il palazzo illustra chiaramente quello che la Corte Suprema rappresenta e fa: con i piedi ben piantati a terra, in mezzo alla gente e con in testa la chiarezza dei fatti e della conoscenza. Le sue fondamenta sono infatti appoggiate su una massa di pietra, scavata per creare l’ingresso, sopra cui si eleva una struttura chiara di cristallo”.

 

Infine il team di Maroun Lahoud Architecte, parlando della chiesa di St. Elie (nella valle di Shouf, non distrante da Beirut) racconta: “il progetto è nato dalla volontà di creare un luogo di ritrovo celebrando gli elementi della natura. Il disegno comprende la chiesa e il sagrato, connotati dal colore bianco, appoggiati solennemente su una base di muro di pietra a secco che rimodella la topografia della collina per ospitare la sala multifunzionale e le strutture annesse. Il progetto riutilizza le pietre provenienti da una precedente chiesa e dalle abitazioni ad essa vicine andate distrutte durante la guerra civile, con l’obiettivo di perpetuare la storia di questo luogo. Il contrasto tra il materiale mimetico della base, ancorata al terreno, e il rivestimento di pietra bianca lucida martellata della chiesa simbolizza il rinnovamento creando un nuovo punto focale nella tradizione storica di questa regione”.

 

 

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