Elena Vai: l’energia creativa deve essere driver dello sviluppo

La curatrice della Bologna Design Week insieme a Enrico Maria Pastorello ci parla di come è nata l’iniziativa e di quali sono i principali esiti

 

Curatrice di Bologna Design Week con Enrico Maria Pastorello, Elena Vai è laureata in Fenomenologia degli stili all’Alma Mater Studiorum, giornalista freelance, socia dell’agenzia web di design del prodotto e dei servizi YOUTOOL//design out of the box e docente a contratto in Culture della Comunicazione nel Laboratorio di comunicazione visiva nel corso in Design del prodotto industriale. È vincitrice di un Dottorato di ricerca in Architettura e Culture del Progetto, avente a oggetto il contributo delle industrie culturali e creative nei processi di rigenerazione nelle città creative e della conoscenza

 

Come nasce la Bologna Design Week?

Nell’ambito della mia ricerca universitaria, relativa al contributo delle industrie culturali e creative nei processi di rigenerazione urbani, sottolineo come l’energia creativa sia un motore fondamentale per lo sviluppo economico e industriale, soprattutto in questo momento storico particolarmente incerto, con cambiamenti rapidi e difficilmente prevedibili, definitivamente mutato dalla grande crisi economica del 2007 che ha modificato i paradigmi economici e produttivi. A causa di queste premesse il contributo dei creativi, come designer o architetti, è sempre più importante tanto che sono indicati come veri e propri driver per la crescita anche negli obiettivi dell’Unione Europea Horizon 2020. Ho quindi pensato con Enrico Maria Pastorello e i soci di Youtool che ci fosse bisogno di un evento a Bologna per mettere a sistema queste diverse realtà: creatività, cultura e industria; è nata perciò Bologna Design Week sull’esempio della settimana milanese. Si è subito pensato di realizzarla in concomitanza e in partnership con Cersaie sia per l’affinità tematica e per la possibilità di intercettare un pubblico specializzato che già frequenta una fiera di rilevanza mondiale. Inoltre è significativo che tale rassegna si svolga in una regione come l’Emilia-Romagna che tra i suoi punti di forza ha proprio il corretto funzionamento della sinergia tra creatività, cultura e industria.

 

Tra gli eventi di questa edizione numerosi sono legati ai temi urbani e si parla di “design che attraversa la città”. Come mai si è avuta questa particolare attenzione in una design week?

Anche questo aspetto è in parte legato alla ricerca che conduco in università, che si occupa del ruolo positivo del design sui processi di rigenerazione urbana. Infatti i processi progettuali portati avanti nel design dei prodotti o dei servizi sono estremamente simili ai percorsi produttivi che portano alla realizzazione di architetture e, talvolta, di trasformazioni urbane. Inoltre la situazione socio-economica attuale impedisce la trasformazione urbana classica fatta attraverso grandi progetti unitari, spesso firmati da architetti e urbanisti di spicco. L’assenza di risorse e di stabili prospettive future rende necessaria l’adozione di micro-interventi urbani nei quali il design può avere un ruolo importante. In particolare per quanto riguarda l’eredità storica e culturale delle città come risorsa per la rigenerazione, elemento preponderante nel contesto bolognese, posso citare come esperienza interessante all’interno della BDW il workshop “Service Design Drink: Creative Heritage” – con la presenza di Werter Albertazzi, “attivatore territoriale” e presidente dell’associazione Planimetrie culturali, Michele D’Alena, responsabile dell’ufficio Immaginazione Civica della Fondazione Innovazione Urbana, e Simone Gheduzzi di diverserighestudio – nel quale si sono approfonditi i temi degli usi temporanei, dell’eredità culturale, non solo come patrimonio materiale, ma arricchito da quella componente umana e creativa, dall’esperienza spaziale dei luoghi che è l’imprescindibile punto di partenza nel design, nell’architettura e nella pianificazione urbana.

 

Quali sono stati i principali esiti di questa edizione di Bologna Design Week?

Sicuramente è un dato positivo che più di 40.000 persone abbiano visitato le esposizioni sparse per tutto il centro storico. Una soddisfazione è quella di aver reso disponibile gratuitamente una grande quantità di eventi culturali per un pubblico generalista oltre che specializzato. L’esito più importante è forse il mettere a sistema un elevato numero di attori culturali che si impegnano nello stesso periodo per esibire la propria offerta. Quest’anno molte mostre hanno scelto di aprire nella settimana di BDW e magari di proseguire anche oltre i suoi limiti temporali, permettendo anche la fruibilità prolungata di spazi solitamente inibiti all’accesso pubblico, come la mostra di Mario Nanni “ascolta, sifaluce” al padiglione de l’Esprit Nouveau prolungata fino a fine ottobre, che quindi rimarrà aperta in concomitanza con la settimana di “enERgie diffuse” in occasione dell’anno europeo 2018 dedicato al patrimonio culturale. Segnalo anche “È qui. Social pattern design on seating”, mostra a cura dell’Accademia delle Belle Arti che avrebbe dovuto aprire al Museo del Tessuto e della Tappezzeria durante la BDW, la cui apertura è stata posticipata al 13 ottobre presso la sede del Museo Civico Medievale. Inoltre è interessante come alcuni eventi della design week abbiano rapidamente ispirato enti a promuovere iniziative molto simili, come “Mappe Creative di Città” – selezione di cortometraggi dagli anni venti agli anni settanta che disegnano un atlante della mutazione continua della città immaginata da intellettuali, architetti, artisti, provenienti dagli archivi della Fondazione Cineteca di Bologna e proiettati alla Cineteca – che è stato seguito già il giorno successivo dall’inaugurazione della rassegna “Screen City”, organizzata dalla Fondazione Innovazione Urbana e Fondazione Cineteca, che tratta ugualmente anche se in maniera più ampia della proiezione di filmati che mostrano l’evoluzione storica di Bologna. Questi sono segnali che una rassegna di questo tipo genera sinergie e stimola nuove idee: un risultato per me importante, in quanto l’obiettivo prefissato è quello di far emergere l’ecosistema creativo del territorio.

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