Bologna Design Week. Il design che attraversa la città

Parallela al Cersaie 2018, la quarta edizione della manifestazione ha portato in città il design e la discussione sui temi urbani

 

Anche in questa edizione la Bologna Design Week (BDW), organizzata da Youtool e curata da Elena Vai ed Enrico Maria Pastorello, ha invaso il centro storico di Bologna: con i suoi numerosi eventi, che hanno avuto luogo dal 23 al 27 settembre. Sono ormai quattro anni che in questo modo anche la parte storica della città viene coinvolta più attivamente da Cersaie, con cui BDW ha una partnership.

Gli eventi e le istallazioni hanno animato edifici storici come Palazzo Isolani, tra le principali location di BDW, l’ex-chiesa di Santa Maria della Neve, oggi showroom di Insidesign, e il Teatro comunale, che nel suo foyer ha ospitato la rassegna di esposizione e vendita di originali oggetti di design BDW Market. La manifestazione ha inoltre coinvolto altri luoghi, tra i quali gallerie (da segnalare la mostra “The Sound of Design” in Galleria Cavour che fungeva da punto d’incontro tra BDW e Cersaie in centro), musei, università (con l’esposizione “Exhibit Lab” dei lavori degli studenti dei corsi di laurea in Design alla Scuola di Ingegneria e Architettura), negozi e persino intere strade, come quelle del nuovo Marsala District Bologna.

Unico lontano dal centro, ma segnalatore della presenza della design week proprio di fronte alla fiera, è stato il padiglione de l’Esprit Nouveau, ricostruzione degli anni settanta del padiglione lecorbuseriano progettato per l’Esposizione universale di Parigi nel 1925. Nei suoi rinnovati ambienti ha trovato posto la mostra d’illuminazione “Ascolta, si fa luce”, curata da Mario Nanni, fondatore di Viabizzuno, che ha aperto le porte a un importante pezzo di architettura locale raramente visitabile.

La notevole varietà ed estensione geografica degli spazi espositivi potevano creare un iniziale spaesamento nel visitatore, ma con l’aiuto dell’app creata appositamente, seppure non sempre molto funzionale, ci si poteva muovere con relativa facilità tra un evento e l’altro. D’altronde la natura sparsa degli eventi ha permesso anche ai cittadini e passanti più distratti di entrare in contatto con essi, spesso per caso.

Pollution 2018 – RefleAction, collaborazione tra Mario Cucinella e IRIS Ceramica nel bel mezzo di piazza Santo Stefano, ha attirato numerosi passanti, attratti dalla vista e dall’utilizzo di un’opera che ha brevemente modificato la morfologia del sagrato delle Sette chiese.

Durante la sosta alcuni degli osservatori hanno probabilmente notato l’ingresso aperto di Palazzo Isolani, attraverso cui ci si poteva immergere in una delle più grandi esposizioni di BDW, che ha riportato linfa creativa nelle stanze nobiliari più belle attraverso la messa in mostra di numerosi oggetti di design progettati da marchi quali Vitra, Artek, Molteni&C, Dada e molti altri. L’effetto ottenuto è stato certamente quello di provare che il contrasto antico – moderno è difficilmente spiacevole quando non manca la qualità progettuale.

Nelle meno conosciute cantine del palazzo è stata allestita la Mumble Talk Arena, spazio per conferenze corredato dalla mostra “Architetture aperte”, che ha raccolto i progetti selezionati nella call della rassegna Disordine curata dall’Ordine degli Architetti di Bologna. Qui hanno avuto luogo una lecture di Massimo Iosa Ghini dal titolo “Green Ideas” e un dibattito sul tema della rigenerazione urbana tra quattro architetti del territorio: Simone Gheduzzi, Antonio Iascone, Andrea Trebbi e Giorgio Volpe. Il titolo di quest’ultimo “Il ruolo dell’architetto nella trasformazione della città” ha suscitato una discussione fra posizioni diverse anche sulla definizione stessa di rigenerazione, spesso espressioni delle diverse generazioni presenti sul palco, non permettendo al discorso di generare riflessioni originali.

Gli eventi di Palazzo Isolani non sono stati gli unici ad occuparsi di temi urbani. La rassegna “Esprit du Vélo” ha ospitato presso la Velostazione Dynamo diversi eventi sui temi della mobilità sostenibile guardando a una futura città a misura di bicicletta. Inoltre è stata coinvolta la zona universitaria, al momento interessata da un processo di rigenerazione urbana attraverso il progetto europeo ROCK (Regeneration and Optimization of Cultural heritage in creative and Knowledge cities), i cui parziali esiti sono stati presentati nell’incontro in piazza Verdi, dal titolo “Come cambia la città: la zona U come laboratorio urbano”, organizzato da Peacocklab, alla presenza fra gli altri dell’assessore Matteo Lepore. Si è discusso molto di degrado, alto prezzo degli affitti, tensioni sociali, criminalità e delle strategie in atto e da attuare per far fronte a tutti questi temi caldi, che hanno suscitato non poco dissenso nel pubblico presente.

Si segnala inoltre una piccola presentazione del libro “Urban Micro design” di Valentina Gianfrate e Danila Longo, relativo alle nuove tecnologie e agli interventi in spazi aperti di città attenti ai nuovi bisogni dei sempre più mutevoli contesti urbani contemporanei, tenutasi anch’essa in zona universitaria negli spazi in trasformazione di piazza Scaravilli. Un ulteriore evento legato al tema urbano, seppur in maniera meno convenzionale, è stato “Mappe creative di città”, serata in Cineteca dedicata a un montaggio di cortometraggi del Novecento (tra cui L’età di Bologna di Massimo Mida, 1968; Un quartiere fieristico per una città europea, 1965; e lo sperimentale A Simulation Study of Urban Development in City Of Bologna di Tsukio Yosi, anni settanta) che mostrano in modo immediato e suggestivo il volto mutevole di una città sospesa fra la sua ricca storia e l’impetuosa modernità che avanza, soprattutto negli anni del dopoguerra.

Si può quindi affermare che lo slogan di questa edizione di BDW “Il design che attraversa la città” sia stato rispettato attraverso una serie di eventi che, vivendo la città stessa, hanno riflettuto con strumenti differenti su di essa, i suoi problemi e la sua identità: un atto dovuto a Bologna, storico esempio di attenzione alla cultura urbana. Inoltre bisogna sottolineare l’importante effetto collaterale di aver permesso l’ingresso e la fruizione attiva attraverso attività culturali gratuite, ad alto contenuto informativo e talvolta formativo, di importanti edifici storici o recenti di grande valore architettonico. Per quanto ancora agli albori, la BDW ha aspetti promettenti che nei prossimi anni potrebbero renderla catalizzatore di idee e sinergie anche nei temi dell’architettura e dell’urbanistica.

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