Richard Rogers proiettato sempre al futuro, con ottimismo

L’architetto Premio Pritzker 2007 apre il ciclo delle conferenze di Cersaie 2018

 

Introdotto da Francesco Dal Co, un coloratissimo Richard Rogers ha aperto con la sua lectio magistralis il ciclo 2018 delle conferenze che hanno accompagnato la settimana del 36° Cersaie. Tutti esauriti i 1.800 posti all’Europauditorium del Palazzo dei Congressi, occupati da architetti e interessati all’ascolto di un architetto Premio Pritzker ottantacinquenne sorridente e ottimista che, fresco autore del libro Un posto per tutti. Vita, architettura e società giusta, si presenta in camicia verde acido perfettamente in tinta con l’orologio da polso, pantaloni neutri sorretti da uno sgargiante paio di bretelle arancioni, sabot sportivi giallo acceso e calze rosse.

Il tono della lectio magistralis rispecchia sia l’atteggiamento che la mise: fiducioso, colorato e proiettato verso il futuro con un importante sguardo al passato, che ritorna nella carrellata sui progetti più importanti realizzati nel corso di oltre cinquant’anni di una brillante carriera avviata all’inizio degli anni sessanta dopo il completamento degli studi a Yale e l’incontro con i maestri che sulla costa est degli Stati Uniti stavano lavorando alla revsione dell’abitare.

Importanti ed estremamente attuali sono i temi sottesi, raccontati attraverso edifici che hanno scritto la storia dell’architettura (come il Centre Pompidou di Parigi, la sede dei Lloyd’s di Londra e il tribunale di Bordeaux), esperienze personali e progetti urbani come i più recenti piani di una città compatta per Shanghai in risposta alla dispersione che isola: il potere/dovere dell’architettura di democratizzare, la sua capacità di trasmettere messaggi di uguaglianza e giustizia ma anche di migliorare la vita attraverso la tecnologia e l’uso della luce e del colore, la prefabbricazione come possibile risposta alla crisi abitativa e l’estrema importanza della pianificazione.

Il tutto con una costante fiducia nel progresso e nel futuro ribadita nella frase del compositroe John Cage che conclude la lectio: “Non capisco perché le persone siano spaventate dalle nuove idee. Io ho paura di quelle vecchie”.

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