Hermès Maison alla Permanente di Milano

 

Minimale maestosità per un allestimento che rimarrà uno dei migliori ricordi di questa design week milanese

 

Gli occhi vedono, ma vedono soltanto i colori. Se i nostri occhi vedessero le forme e le materie non avremmo bisogno delle mani. Gli occhi vedono soltanto ciò che non possiamo toccare e che non possiamo raggiungere con il resto del corpo.

Jean-Luc Parant

 

Un’affascinante piccola città di articolati volumi ti accoglie nella penombra della Permanente di Milano, quasi un teatro silente approntato per l’evenienza, ma senza una particolare, evidente, intenzione.

Disegnato da Charlotte Macaux Perelman e Alexis Fabry, lo spazio è connotato da grandi volumi che contengono le collezioni di Hermès Maison e sono delle vere e proprie architetture rivestite da piastrelle quadrate, ma irregolari.

Le superfici vibrate delle decine di migliaia di tessere marocchine zellige di terracotta smaltata, dai colori caldi e coinvolgenti, creano la curiosità di capire il perché di un allestimento tanto maestoso, quanto minimale. Si trova sempre un’apertura, una varco, nelle pareti e si entra, accolti costantemente dal leit motif a tessere quadrate, ma di diverso colore rispetto all’esterno, per scoprire piccoli mondi fatti di oggetti raffinati, tessuti preziosi più nel disegno che nel materiale, tutti accolti su scale rigorosamente in modulo che scendono, salgono, si aprono e si chiudono sottolineate dalla luce che sapientemente le disegna.

Per accomiatarsi si beve un karkadè nel bar a righe bicolori bianche e verdi, guardando dall’ingresso l’installazione che esce dall’oscurità, soddisfatti e appagati da un viaggio nello spazio astratto del mondo di Hermès, un mondo duale come il marchio – sembra un cavallo, ma sono due – fatto di una cultura del prodotto basata su materiali come il bambù, il cuoio, il sughero e le laccature.

Una lezione di stile, di comunicazione, di capacità artigianale, industriale e allestitiva che rimarrà uno dei migliori ricordi di questa design week milanese 2018.

 

 

 

 

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