A spasso nelle 5vie: vasi, carte da parati, tappeti e installazioni

Le opere nei cortili e chiostri tra Sant’Ambrogio e piazza Cordusio, oltre agli allestimenti nei palazzi Litta e Turati

 

La settimana dopo quella del Salone del Mobile è sempre la più critica, dedicata a tirare le fila e fare bilanci. Se infatti durante i giorni della Design Week più attesa dell’anno si cerca di vedere più installazioni ed esposizioni possibili, è solo quando la settimana finisce che finalmente si riesce ad avere una visione più completa di tutto quello che è stato presentato. E si riesce, allo stesso tempo, a valutare quali siano state le proposte che davvero hanno contribuito ad animare l’evento, all’insegna della qualità e novità progettuale, e non solo della spettacolarità espositiva.

Dopo aver visto quindi tante presentazioni, possiamo affermare ancora una volta che il design district delle 5vie (nella zona tra Sant’Ambrogio e piazza Cordusio) ha saputo piacevolmente stupire sia il visitatore curioso, sia il giornalista più esigente. Tanti i lavori presentati nelle varie location, da quella principale in Cesare Correnti a quelle disseminate nei vari cortili e chiostri, aperti per l’occasione. A dimostrazione che il team delle 5VIE durante l’anno compie un attento lavoro di ricerca, così da selezionare ogni volta sempre nuovi progetti che abbiano una storia da raccontare, valorizzando anche la qualità artigianale del prodotto stesso, senza ricorrere a inutili effetti scenografici.

Tra i progetti più interessanti, segnaliamo i vasi di Andrea Salvatori, presentati nella galleria d’arte The Pool NYC (in via Santa Maria Fulcorina). L’artista ha realizzato una collezione di vasi usando la stampante 3D, e durante il processo di lavorazione della macchina ha inserito delle sfere in ceramica, che hanno così interrotto il normale processo creando dei piacevoli intermezzi cromatici negli strati del materiale. Risultato: una serie di vasi unici e diversi tra loro, che i galleristi hanno fatto idealmente dialogare accostandoli ad alcune opere di Giulio Turcato, esponente dell’Astrattismo informale italiano. Un’altra interessante collezione, frutto di una sapiente tradizione artigianale abbinata a uno stile contemporaneo, è stata presentata nel laboratorio Paravicini, con il nuovo decoro “Athletae Gymmetria”. Passando invece alla carta da parati, elemento decorativo diventato negli ultimi anni sempre più immancabile durante le fiere di arredamento, è interessante quella dipinta a mano da Elena Carozzi, insieme ai suoi arazzi di seta ricamati a mano.

La tradizione carioca, variopinta e vivace, ha caratterizzato la nuova collezione di vasi disegnata da Paula Cademartori. La stilista, famosa per le sue linee di borse e scarpe, ha ideato una serie di vasi, portaoggetti e copri tazze, ispirandosi ai fiori tropicali del Sud America, in collaborazione con Bitossi Home e Funky Table (foto di copertina). E sempre nel distretto delle 5VIE, un’idea divertente è quella del progetto “Fattobene” di Anna Lagorio e Alex Carnevali. Una raccolta di prodotti tradizionali e storici del made in Italy, che tutti abbiamo sempre avuto in casa, molti dei quali oggi rischiavano di non essere più messi in produzione: dalla cedrata Tassoni alla cucitrice Zenith 548, fino alla coperta del lanificio Leo. Grazie alla ricerca della coppia di giovani creativi, questi prodotti diventati iconici sia per un valore affettivo che per la loro grafica particolarmente curata, saranno poi esposti in una mostra al MoMa di New York.

Passando dal quartiere delle 5VIE a Palazzo Litta, il contrasto tra la ricchezza barocca delle stanze del ‘600 e le opere di design contemporanee che vi erano esposte fa sempre molto effetto. Quindi, dopo aver visitato tutto il palazzo, nel suo susseguirsi di stanze affrescate impreziosite da stucchi dorati, camini di marmo e monumentali lampadari, il progetto che più rimane impresso è la grande installazione esposta nel cortile interno. Chiamata “Echo Pavilion”, è un’opera dello studio Pezo von Ellrichshausen (Mauricio Pezo e Sofia von Ellrichshausen), composta da una superficie specchiante posta proprio al centro del cortile. Scopo dell’installazione, proiettare, sulle diverse superfici a specchio, varie porzioni della facciata interna del palazzo, come una sorta di eco visivo.

Stesso effetto un po’ straniante, con il risultato di distrarre il visitatore con la ricchezza delle sue sale e di deviarne la sua attenzione dai progetti in mostra, lo si è riscontrato anche a Palazzo Turati, sempre in zona. Come ormai da tradizione, qui ha esposto un collettivo di artisti olandesi con il nome Masterly-The Dutch, guidati da Nicole Uniquole. E tra tutte le opere presentate, che spaziavano da arredi a complementi, meritano di essere citati i tappeti intrecciati a mano dall’artista cilena naturalizzata olandese Milla Novo, e i tappeti di Moooi nel cortile interno, che riproducendo alcuni dei quadri di Rembrandt volevano omaggiarlo a 350 anni dalla morte.

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