Bovisa tra FuoriSalone ufficiale e Repubblica del Design

Nell’area a nord della città, dominata dal colore giallo, tutto sembra un divenire in cui è difficile trovare un filo conduttore

 

Se Repubblica deve essere – anche se del design – ha una forma vicina all’anarchia. Perché del Distretto Bovisa (nome che in realtà copre un’area più vasta, che riguarda anche Dergano e Lancetti, periferia nord in eterna transizione) resta soprattutto la sensazione di una gran confusione. Impressione che il colore giallo riempie di fascino, in verità, come tracce di vita e dinamismo in un luogo dove è ancora un grigio indistinto a prevalere.

Il problema sta in una strana sovrapposizione di eventi. Il FuoriSalone “ufficiale” rimanda alle iniziative di InBovisa (“dove nasce la creatività e l’innovazione”), progetto culturale dell’Associazione Zona Bovisa, con varie collaborazioni: un programma sotto traccia e poco appariscente.

E allora il posto sul palco lo prende appunto il giallo della Repubblica del Design, che accompagna i visitatori (non moltissimi in realtà, il sabato pomeriggio) fin dalla piazza della stazione di Trenord. Distretto nel distretto, anzi Repubblica indipendente nel Distretto, è iniziativa di Ghigos Ideas (Davide Crippa) e Ada (Associazione Designer Anonimi) e coagula una cinquantina di eventi e location. Anche in questo caso forse più attenzione alla quantità che alla qualità. Tanto che molti dei luoghi sono addirittura chiusi, con le strisce di vernice gialla sull’asfalto che sbattono su portoni sbarrati. Sarà che questo “è il primo distretto che non finisce con la Design Week”, come dicono gli organizzatori. E allora è tutto un divenire, sequenze di immagini in costruzione, come le piramidi realizzate con cassette nere della frutta, i pallet del 2019. Tentare di trovare un filo rosso in questa moltitudine è complesso. Si può provare con le suggestioni.

Arrivano dall’Oriente quelle proposte da Weicheng Zhong nell’installazione Art-72 Rooms Hotel, che disegna accenni di arredi minimali (bianchi) e successioni di paraventi (ovviamente gialli) a prendere possesso di uno spazio industriale, trasfigurandolo. Il riferimento è ad un’esperienza costruita, l’omonima struttura alberghiera di Shanghai, che incarna una rinnovata idea di ricettività turistica.

Il campus della scuola del Design del Politecnico è il baricentro fisico del Distretto ed esprime una centralità anche di proposta creativa. Che però sfugge in un sabato pomeriggio in cui gli spazi sono occupati da ragazzi che giocano a pallavolo ed eventi per le elezioni studentesche. Spiccano però muri (anche questi prevalentemente gialli) che raccontano storia e attualità del murales.

Decisamente più curata e piacevolmente snobistica la suggestione di Nilafur Depot: convince soprattutto FAR (a cura di Studio Vedèt), allestimento (questo di Space Caviar) che presenta gli oggetti nell’atmosfera anni settanta generati da grandi bolle sospese.

Tra le molte collaborazioni che la Repubblica del Design sviluppa c’è quella con il Museo d’arte contemporanea di Lissone che porta “in città” la collezione di taglieri d’artista che Ico Parisi aveva commissionato a colleghi ed artisti (Mario Radice, Fausto Melotti, Lucio Fontana tra gli altri) e li appende al piano ammezzato della Bocciofila della Bovisa. E attraverso il suo direttore, Alberto Zanchetta, propone nella galleria Upperphotography una piccola ma densa esposizione (“Re-design 1979-2019 Alchimia vs Ghigos”) intesa come una sorta di derby tra le provocazioni anni settanta di Alchimia e il redesign contemporaneo di Ghigos.

www.inbovisa.it

www.repubblicadeldesign.it

 

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