Cersaie 2018 in mostra: The Sound of Design – Italian Style Contract

Con un’appendice a Bologna in Galleria Cavour, ambientazioni di tipo contract abbinate a palylist interattive hanno animato gli spazi da poco inaugurati del Padiglione 30

 

Contraddistinta all’esterno dall’iconica immagine di copertina dell’album “One step beyond” dei britannici Madness (1979), la mostra organizzata da Cersaie edizione 2018 si è aperta presso il padiglione 30, uno degli spazi da poco inaugurati della Fiera di Bologna.

Se all’esterno il parallelepipedo che contiene la mostra si presenta dunque, in buona sostanza, monocromo nero (mentre la struttura del padiglione è a sua volta monocroma, ma bianca), di tutt’altre tonalità si veste l’interno, dove a predominare sono i colori vivaci e un’estetica che richiama in molti modi il radical design – soprattutto nella declinazione nostrana – e la successiva pop art.

Il punto di partenza per la costruzione di una dozzina di ambientazioni di tipo contract – tale è la scelta fatta quest’anno, a solleticare un pubblico che lavora per grandi commesse – è proprio il design: classico e futuro classico (almeno, questa è la speranza).

I set immaginati dunque vanno dalla sala di consultazione di una biblioteca, a bagni pubblici, a un bar, a una camera di hotel, un negozio, un b&b, l’immancabile spa, solo per citarne alcuni. All’interno di ciascuno spazio, un mix colorato, e un pochino folle, di arredi e suppellettili, in cui convivono, per esempio, le apparecchiature Brionvega, con superfici in ceramica (una anche in marmo), e strumenti musicali. Nel caso del bagno pubblico, incontriamo infatti un elegante e minimale orinatoio in ceramica nera, affiancato da ciascun lato da una tuba in ottone (con il padiglione rivolto in direzione dello spettatore, quasi a voler accogliere, in modo simile, inopportuni – in questa sede – rigagnoli d’acqua!), con pavimenti ceramici Emilgroup e radiatori “a mentina” Cordivari.

Ad accompagnare ciascun allestimento la presenza di una selezione musicale dell’epoca 1976-83, ordinata in playlist interattive: attraverso un tablet è possibile la scelta del brano da mandare in onda. Un inciso: la collaborazione con una nota radio nazionale può avere giocato un ruolo nella scelta della tematica di quest’anno. L’accoppiamento è comunque riuscito, essendo nelle intenzioni dei curatori, Angelo dall’Aglio e Davide Vercelli, suscitare attraverso gli stimoli sensoriali offerti, un’emozione allo spettatore; obiettivo centrato, sia attraverso le musiche preferite che attraverso gli oggetti di design esposti, per i quali è difficile restare indifferenti.

Lo spazio centrale della mostra è invece dedicato a una pedana da discoteca in miniatura, con tanto di sfera a specchietti rotante sopra gli avventori, che rimanda alla discoteca più famosa al mondo, il newyorkese Studio 54. Sopra e intorno, sedute Gufram – il sofà Bocca – e le altrettanto colorate Seletti.

Un’appendice della mostra si trova in centro città, nel regno dello shopping di lusso, il Quadrivio presso la Galleria Cavour.

Autore

Nata a Padova, frequenta lo IUAV a Venezia dove si laurea nel 1997. Nel 1998 ottiene un Master in Energy and Sustainable Development presso la De Montfort University di Leicester (UK). Nel 2000 è a Bruxelles per un periodo di stage alla Commissione Europea (DG Transport and Energy). Successivamente si trasferisce a Bologna, dove si occupa di temi ambientali presso alcune pubbliche amministrazioni. Dal 2004 si iscrive all’Ordine degli Architetti della Provincia di Bologna, dove si impegna nel tempo in diverse Commissioni. Nel 2006 apre il suo studio, con un’attenzione rivolta principalmente ai temi della certificazione energetica e della sicurezza nei cantieri edili. Partecipa a concorsi di architettura e a bandi di pubbliche amministrazioni, conseguendo alcuni successi e piazzamenti. Membro negli anni di diverse CQAP. Collabora dal 2008 con "Il Giornale dell’Architettura".

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