Sant’Ambrogio District: tra Ugo La Pietra e richiami d’arte

Un focus sulla design art si dipana tra cortili con nuovi atelier e installazioni site specific

 

“Sant’Ambrogio District” si trasforma e diventa “5Vie Art+Design”, un circuito più vasto nella città centrale. Siamo tra la Basilica di Sant’Ambrogio, la stazione Cadorna, Palazzo Litta e piazza Affari. Un dedalo di vie nel cuore della Milano storica, tra cortili con nuovi atelier e installazioni site-specific, con focus sulla design art.

Ospite d’onore della zona Sant’Ambrogio è Ugo La Pietra, che nell’headquarter di via Cesare Correnti 14, un edificio risalente agli anni ’30, ha presentato la mostra “Design Territoriale, Genius Loci”: una mappatura delle tecniche e delle tradizioni del patrimonio italiano.

A pochi passi, in via Lanzone, nella chiesa di San Bernardino alle Monache, Anton Alvarez, artista e designer svedese di origini cilene, ha presentato “L’Ultima Cera”, dodici pezzi unici di cera fusi nel bronzo.

A poca distanza, ma fuori dal percorso delle 5Vie e in un distretto tutto personale, il progetto internazionale “GuiltlessPlastic”, della gallerista milanese Rossana Orlandi, che sul tema della plastica ha coinvolto designer di tutto il mondo. “Ro Plastic-Master’s Pieces”, una delle mostre del progetto, è stata ospitata nel padiglione ferroviario del Museo della Scienza e della Tecnica: 29 opere inedite (di Cibic, Formafantasma, Lissoni, Mendini, Novembre, Rota, Urquiola, Wanders tra gli altri), realizzate in plastica riciclata e appoggiate sulle casse da imballo (allestimento Vudafieri-Severino Partners). Altro evento di Orlandi, il Ro Plastic Prize: un allestimento nel Ro-Garage di viale di Porta Vercellina, con numerose opere realizzate con la plastica riusata.

 

 

Waste no more

Nel cortile di via Bandello, a pochi metri dagli spazi di Rossana Orlandi, Eileen Fisher, artista della moda sostenibile, ha presentato “Waste No More”, un’installazione che incorpora arte e design consapevole. Il lavoro della creativa newyorchese è frutto della battaglia a favore del riuso dei materiali: le sue opere sono infatti ottenute dal riciclo di indumenti smessi che acquista su larga scala e trasforma in altri indumenti, borse, cuscini, tessuti, pannelli acustici. Le tre stanze dell’allestimento (curato da Lidewij Edelkoort e Filippo Fimmano) sono ispirate alla filosofia del “more is less” in cui domina il bianco, il colore della semplicità e della pulizia: dalle pareti alle tele sui muri, dai pannelli acustici agli abiti esposti tutto è candido.

 

 

L’Ultima Cera di Anton Alvarez

L‘Ultima Cera di Anton Alvarez esplora in modo innovativo il bronzo, un materiale con il quale l’artista non aveva mai lavorato prima. L’opera, commissionata dal curatore Nicolas Bellavance-Lecompte per Fonderia Artistica Battaglia, è frutto dell’adattamento di una macchina auto-costruita, l’Extruder. Si tratta di un grande cilindro metallico sospeso, fissato al soffitto mediante catene. L’estrusore utilizza un motore elettrico per esercitare più di seimila libbre di pressione sulla cera, spingendola attraverso diversi stampi e forme. La cera scorre quindi in una grande piscina fredda, mentre l’artista guida l’estrusione e regola la sua forma finale. Quando la forma della cera è pronta, tutti i pezzi sono fusi in bronzo e diventano unici.

 

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