Ventura Projects si allarga per il decimo anniversario

Numerose installazioni nelle due location dei Magazzini Raccordati e di Alcova

 

Il format più conosciuto del FuoriSalone, Ventura Projects, quest’anno celebra il suo decimo anniversario con due eventiVentura Centrale”, nei suggestivi spazi dei Magazzini Raccordati alle spalle della Stazione Centrale in via Ferrante Aporti, e Ventura Future” da BASE Milano in zona Tortona.

Giunta alla sua terza edizione, “Ventura Centrale” si conferma uno dei “distretti” più interessanti e non ha deluso le aspettative. Dopo il successo delle installazioni presentate lo scorso anno, la zona espositiva si è estesa passando da 9 a ben 16 magazzini. Gli spazi sotto i binari della ferrovia sono stati rimessi a nuovo per una seconda vita; l’importante opera di pulizia ha consentito la scoperta di veri e propri tesori della storia di Milano: vecchie biciclette, arredi appartenenti alla Chiesa, un antico orologio, panchine della stazione e molto altro ancora. Una successione incalzate d’installazioni che ha richiamato visitatori pazienti in coda per ammirare progetti molto diversi dalla musica, all’ecologia, all’alta tecnologia, alla danza, ma anche qualche oggetto di design. Il successo del format sta nel suo essere fotogenico, e quindi con un’alta pervasività social. Del resto, questa edizione del FuoriSalone, forse più di ogni altra, ha avuto un posto di eccezione su Instagram: si poteva rimanere comodamente a casa ed essere al corrente di tutto quello che accadeva anche attraverso uno smartphone.

Percorrendo i 16 magazzini troviamo il designer star olandese Maarten Baas, con l’installazione “I Think Therefore I Was”. Immersi in uno spazio composto da tanti piccoli monitor che mostrano migliaia di frammenti da trasmissioni televisive, telegiornali, interviste, soap opera, serie tv, film in cui vengono pronunciate le parole “I think”, da personaggi famosi e gente comune, per riflettere in modo ironico sul concetto di opinione come presupposto di esistenza.

L’azienda italiana d’illuminazione Aria presenta “Come to Light”, installazione sensoriale ideata da Luca Moreni e Roberto De Zorzi. Un viaggio dove un grande cubo in wireframe genera uno spettacolo luminoso che disegna forme nello spazio a ritmo di musica e cambia la percezione dell’ambiente attraverso i colori.

Interessante l’allestimento minimal, ma di effetto, disegnato da JPSArchitects che portano gli olandesi Lensvelt con Modular Lighting Instruments: “All new” propone una selezione di pezzi di designer, architetti e artisti come Maarten van Severen, OMA, Gerrit Rietveld, Maarten Baas e Fabio Novembre in una scenografia suggestiva.

Si prosegue con “Tides”, dell’azienda coreana Noroo, che anticipa le tendenze colore nel design, nell’arte e nella cultura. Poi, la mostra interattiva in collaborazione con gli artisti Kwangho Lee e Wang & Söderström: il primo presenta 100 sgabelli modulari (serie “The Moment of Eclipse”), mentre il secondo propone un paesaggio onirico e quasi lunare allestito non utilizzando un colore definito, ma un’atmosfera che cambia colore con i ritmi della natura, come i movimenti del sole, della luna e della terra che producono le maree.

L’azienda giapponese AGC presenta “Emergence of Form”: un esperimento di arte e tecnologia per forzare i materiali ai loro limiti fisici. Il vetro è piegato quasi sino al suo punto di rottura per disegnare in sequenza la formazione di una bolla d’aria, mentre piastrelle in ceramica su stampa 3D sono lavorate per emulare l’effetto d’increspatura d’acqua.

Nel tunnel successivo spazio invece all’ironia con l’allestimento di Lavazza e Gufram con Banco Deséa che accoglie il visitatore in un caveau, con tanto di porta blindata, che custodisce lingotti d’oro o, meglio, confezioni Qualità Oro di Lavazza, ed un’area lounge arredata con prodotti Gufram.

Allestimento semplice ma suggestivo per “Tell me more” il progetto di Rapt Studio: all’ingresso, si trovano delle cabine protette da drappeggi dove si è chiamati a rispondere alla domanda posta dal visitatore che ci ha preceduti, quindi si passa a una zona successiva dove si è incoraggiati a iniziare una conversazione con le persone che ci circondano.

Lunghe code per l’azienda svizzera Sky-Frame (leader nel settore delle finestre scorrevoli senza telaio) che ha portato l’installazione di Stephan Hürlemann “A Piece of Sky”, la quale consente al visitatore di compiere un’esperienza entrando in un grande prisma di vetro in cui si è avvolti dalla luce, dal colore e dal suono della rotazione terrestre registrato dalla NASA, che ha trasformato le vibrazioni elettromagnetiche generate dalla rotazione del nostro globo in suoni percepibili anche dall’orecchio umano.

L’azienda di outdoor olandese Weltevree con “Once Upon a Pool” presenta la nuova collezione ricreando l’ambiente di un pool party con una grande piscina centrale che diventa il luogo dove rifugiarsi dal caos del FuoriSalone.

Freitag, il noto marchio di borse e accessori realizzati con il recupero di teloni di camion, propone una riflessione sull’errore e sul peccato veniale nel design. Infatti, l’artista Georg Lendorff sottopone il visitatore, dopo aver preso il proprio numero come alla posta, a confessare i propri peccati in fatto di consumi e design.

I giapponesi di Takt Project, con “Glow/Grow”, coltivano stalagmiti di resina illuminate da luci led, mentre Yamaha Corporation Design Laboratory ragiona sulle vibrazioni del suono con un insieme di esperienze che mettono in relazione il corpo con la musica.

Suggestivo il progetto dello studio americano Humanscale, specializzato nella progettazione ergonomica: con “Bodies in Motion” invita il visitatore a muoversi su una piattaforma intelligente in moda da controllare la proiezione di raggi luminosi e disegnare forme sempre nuove su una tela posta frontalmente.

“Patterns as Time” trasforma il tunnel di DNP, azienda nipponica leader nel settore della stampa e nella progettazione di pattern, in una stanza optical nello stile pop dei migliori locali di Shibuya.

Infine, nell’ultimo spazio, i brasiliani di DPOT Modern and Contemporary Brazilian Furniture: “In Poetic Geometry” è un allestimento essenziale, omaggio a Italo Calvino, in cui vengono mostrati una selezione di oggetti di maestri brasiliani quali Geraldo de Barros, Lina Bo Bardi, Sergio Bernardes, e di designer contemporanei.

Arrivati all’ultimo tunnel si è a pochi passi da Nolo (North of Loreto), il nuovo “radical chic district” di Milano. Qui, dopo il successo dello scorso anno, ritroviamo Alcova. L’ex laboratorio di panettoni Giovanni Cova & Co, struttura lasciata in un sentimentale abbandono, ospita il progetto sviluppato da Space Caviar e Studio Vedèt, che presenta una quarantina tra designer, artisti, performer internazionali, quest’anno presenti anche all’Isola in una fabbrica degli anni ’30 con Alcova Sassetti.

Forse uno sforzo eccessivo, quello delle due location. Tuttavia, se il luogo scelto per “Alcova” rimane sempre suggestivo, allestimenti e progetti un po’ deludono. Tra i tanti, “ExCinere”, idea nata dalla collaborazione di Dzek, azienda specializzata in materiali per l’architettura, con il duo creativo FormaFantasma che mostra la nuova collezione di piastrelle nate dalla polvere di cava.

Nanban con “Japanese Stories” porta un pop-up store stile giapponese. Interessante Dōso, ingegnoso dosa-pasta firmato da Tsukasa Goti e realizzato con gli scarti del marmo di Carrara. A proposito di pasta, Alcova è il luogo scelto da Chiara Andreatti e il brand creativo Casalinghe di Tokyo di Alice Schillaci per presentare “Alma”, il loro particolare formato di pasta corta di design. Presenti anche i giapponesi di Haru, artefici l’anno scorso di uno splendido allestimento con i loro Tape nelle volte dei tunnel di Ventura Centrale; tuttavia, questa volta il risultato è meno scenografico.

Uno spazio certo pervaso dalla creatività ma, dopo aver visitato gli scenografici allestimenti di “Ventura Centrale”, Alcova risulta un po’ debole.

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