Cala il sipario: sedute didattiche attrezzate di tipo innovativo messe all’angolo (© Ubaldo Spina 2022)

In piedi, seduti!

In piedi, seduti!

Le ragioni di uno speciale sui banchi scolastici a due anni dal bando di acquisto per la riapertura in sicurezza

 

Published 26 luglio 2022 – © riproduzione riservata

Il 20 luglio 2020 l’allora Commissario straordinario per l’emergenza Covid, Domenico Arcuri, su richiesta della ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina, pubblicava una gara europea per l’acquisto di un massimo di tre milioni di banchi per garantire la riapertura dell’anno scolastico in sicurezza. Sono trascorsi due anni e, come spesso accade in Italia, le criticità salgono alla ribalta in poche ore e producono terribili boati, mentre tutto ciò che segue un percorso nel complesso normale e positivo può digiunare in comunicazione e prendersi lunghi silenzi.

Non abbiamo atteso due anni per tirare le somme o per produrre un’analisi panoramica ovviamente circoscritta ai settori architettura e design che ci riguardano da vicino. Abbiamo invece voluto ascoltare e raccogliere pareri su più fronti, senza mettere il banco al banco degli imputati, lasciando ad esperti e professionisti una critica argomentazione sulla necessità di quella improvvisa accelerazione del 2020 o su eventuali strascichi o lacune che hanno caratterizzato l’operazione o i prodotti in sé. E per far questo non potevamo affrontare uno speciale senza entrare nel merito di ciò che il banco (ancora) rappresenta nella scuola digitale ringozzata di DAD e quale ruolo, pedagogia, ergonomia, ambiente, produzione e servizi giocano attorno a questo povero ma essenziale elemento d’arredo. Non assisteremo forse mai più ad una gara di queste dimensioni (la quantità di banchi fornita nel 2020 è stimata da Invitalia in dodici volte la produzione italiana in un anno), ma prepariamo pareri e coscienze a quello che una normale e attenta amministrazione dovrebbe pianificare, intercettando per tempo il bisogno e rispondendo in maniera puntuale e personalizzata.

 

Un bando con errori grossolani

Per introdurre lo speciale basterebbe analizzare con attenzione l’allegato 2 del bando, “Specifiche tecniche”, tuttora pubblicato nella sua versione originale sui siti del Governo e di Invitalia. Un documento molto sintetico nel quale si rilevano fin da subito errori piuttosto grossolani, probabilmente frutto di un’accelerazione che non ha dato neanche il tempo ai revisori di accorgersi che si parla di 3.000.000.000 di banchi (3 miliardi!) al posto dei reali 3.000.000 oggetto di gara, per poi ricadere in altro errore numerico quando si riportano le dimensioni consigliate del piano di lavoro mobile, non inferiore ai 500 mm per 30 mm (praticamente una striscia operativa sufficiente ad appoggiarci una penna). Ma se questi numeri non sembrano aver destato particolari polemiche, è il moodboard d’immagini provenienti da più parti d’Italia ad aver scatenato le ire dei difensori di un concetto alternativo di scuola o gli anatemi dei contribuenti per potenziali situazioni di sperpero di denaro pubblico.

Casi isolati, che se rapportati alla mole delle forniture, sarebbero da ignorare, perché rientrano in quel fisiologico dato percentuale di contestazioni che ogni prodotto industriale attira su di sé. È come se una casa automobilistica richiamasse 100 veicoli per la sostituzione di un componente difettoso, probabilmente nessuno ne parlerebbe. E non possiamo neanche ignorare che il grosso del dibattito ha riguardato le sedute innovative e non i banchi tradizionali, i quali erano comunque presenti nel bando di gara con la stessa previsione di fornitura fino a 1.500.000 pezzi. Situazione che poi si è realmente concretizzata in una richiesta massiccia di banchi tradizionali e in una richiesta per le sedute innovative sotto le previsioni (dati ANSA 2020 riportano richieste per 2.008.689 banchi scolastici contro 435.118 sedute innovative). Questo c’induce a pensare che la schiera del “NO” fosse particolarmente restia ad introdurre un banco tipologicamente nuovo nei nostri edifici scolastici, non solo per ragioni puramente economiche, ma anche per ragioni di salute e operative che affronteremo nel corso dello speciale.

 

Il flop delle sedute a rotelle: da innovazione a rifiuto

Parlavamo di moodboard, una sequenza di immagini che fin dagli inizi ha accompagnato segnalazioni e stimolazioni giornalistiche tali da attivare lo sconcerto generale e la timida accoglienza della seduta didattica a cinque ruote. Non è colpa del video nel quale le sedute venivano usate come fossero macchine da scontro in una classe adibita a circuito da luna park. Non è colpa dei dirigenti che hanno chiesto il ritiro perché registravano problemi posturali e di comfort da parte degli alunni. Non è colpa della bocciatura di alcuni esperti motivata dal fatto che le sedute innovative sono come gabbie, adatte per una conferenza o per attività laboratoriali, ma non per la didattica ordinaria in un lungo anno scolastico. Non è colpa delle forniture della portoghese Nautilus, ritirate dal generale Figliuolo per la non conformità alle normative in materia di sicurezza antincendio.

È forse colpa della chiatta di Venezia dove un oggetto per certi versi sacro ed eterno come il banco (capace di ospitare calamaio e tablet nel corso di una lunghissima e onorata carriera; chi scrive ha studiato fino a fine anni novanta sui banchi col buco), veniva barbaramente accatastato per una possibile operazione di smaltimento. Praticamente il nuovo era diventato rifiuto nell’arco di poche settimane.

 

La triplice contestazione

Questa moltiplicazione d’insoddisfatti e di contestazioni può essere ragionevolmente figlia di tre madri.

La prima riguarda coloro che in un certo qual modo avrebbero desiderato un approccio realmente partecipativo (ANP, SIE, FLA, ADI solo per citarne alcune), la pianificazione di periodi di sperimentazione, la valutazione del rendimento e delle condizioni fisiche delle classi “cavia” (perché l’industria alimentare porta a scaffale solo un prodotto su 10 avvalendosi di migliaia di tester e il pubblico non può operare in maniera analoga con forniture preliminari e analisi comparative)?

La seconda si basa sulla quantità di discipline che un semplice banco scolastico arriva a calamitare in termini progettuali, culturali, d’uso e consumo (aspetti ambientali irrilevanti per oltre un secolo, ad esempio, ora portano tutti a serie riflessioni sull’immissione di milioni di prodotti industriali polimaterici per i quali vi sono pochissime tracce di gestione del fine vita).

La terza, quello che forse la maggioranza degli italiani non ha realmente compreso, è stata l’urgenza dell’operazione, come se il banco fosse un dispositivo di protezione individuale indispensabile per arginare i contagi. Di colpo, dopo anni di reale emergenza sulle condizioni complessive delle strutture e degli arredi scolastici e sulla cronica necessità di un piano mirato di manutenzione e sostituzioni, un’altra emergenza ha “bocciato” il problema (non nel senso scolastico del termine, ma nel senso ludico, un po’ come accade nel gioco del biliardo quando per mandare in buca la biglia desiderata hai bisogno di colpirne altre o giocare di sponda).

La pandemia è stata quindi l’emergenza scatenante all’interno della quale un vecchio problema andava risolto. Poco importa se poi i nuovi banchi siano rimasti comunque vuoti nella serie di ondate DAD; poco importa se la comunità scientifica ha sollevato gradualmente la necessità di traslare e focalizzare il problema verso la qualità dell’aria indoor, con particolare riferimento alle reali necessità d’installazione in classe di sistemi di Ventilazione meccanica controllata (VMC).

 

La logica di questo speciale

Lo speciale “Banchi scolastici” è stato costruito in una logica dinamica e costruttiva, basata sulla necessità d’informazione. E come accadeva ogni qualvolta il preside faceva visita alla nostra classe o, in una situazione ancor più tachicardica, venivano annunciati gli ispettori del Ministero dell’Istruzione, abbiamo lavorato su input della redazione obbedendo a due ordini rigorosi: “In piedi”, per ringraziare e motivare chi ha comunque operato per svecchiare o innovare gli ambienti scolastici del Paese; “Seduti!”, per fermarsi e riflettere sulla rilevanza di alcune scelte e relative gravi inadempienze o ripercussioni. Lo speciale andrà avanti fino ad ottobre. Poi ricreazione per tutti.

 

 

Autore

  • Ubaldo Spina

    Ricercatore e industrial designer del CETMA, si occupa di design management, business development e processi di sviluppo prodotto. Mentore del progetto WORTH, il più grande incubatore europeo finanziato all’interno del programma COSME per la creazione e il supporto di collaborazioni transnazionali tra designer, PMI e technology provider che desiderano sviluppare prodotti innovativi e di design nei settori moda, tessile, calzaturiero, arredamento d’interni, pelle, gioielleria e accessori. Il suo gruppo di lavoro ha ricevuto diversi riconoscimenti e segnalazioni ADI Design Index, nel 2011 e nel 2016 le Menzioni d’Onore al Compasso d’Oro. Diverse le esperienze internazionali nei principali programmi di scambio studentesco e lavorativo, Erasmus, Grundtvig, Relate, EID e i progetti svolti all’interno dei programmi comunitari Interreg, IPA, Framework Programmes RTD. Svolge attività di docenza e gestione di laboratori all’interno della BS de “Il Sole 24 Ore”. Coordina la sezione Design de Il Giornale dell’Architettura.com e le rubriche SOS Design (Design per l’emergenza) e Professione Designer