Cronache da Freespace

Perù © Laura Milan

Allestimenti: è sempre questione di “classe”

I nostri giudizi (e i parametri di valutazione) sulla mostra principale e le partecipazioni nazionali – Per i cultori della materia “allestimento” e per chi volesse cimentarvisi, la Biennale di architettura è una palestra di eccezione. Suggeriamo di gironzolare senza impegno -del resto questa è la Biennale di freespace, quindi liberi tutti e chi se ne importa dei contenuti, quand’anche ci fossero non preoccupatevi e non badatevi- e via ad osservare e valutare gli allestimenti, ma secondo una griglia di giudizio: siamo pur sempre professionisti. Ecco dunque i vostri parametri.

Arabia Saudita (©Elena Franco)

Breve glossario della Biennale 2018

Gli highlights della sedicesima edizione, dalla A di Arabia Saudita alla Z di Zumthor – A come ARABIA SAUDITA. Insieme ad un gruppetto di altri paesi, è all’esordio alla Biennale Architettura. Facendo le cose in grande: collocazione centrale all’Arsenale, allestimento importante e costoso. Con tanto di due curatrici, donne. Come dire: attenzione, ci siamo e facciamo sul serio. Orizzonti futuri. B come BORSETTE. Quella grigio istituzionale di Biennale o quella verde dentifricio della Germania (che però ha anche una versione nera)? Quella larghissima di Padiglione Italia o quella sciancrata del CCA, con scritta fucsia? Dimmi che borsa hai e ti dirò chi sei. Spariti del tutto o quasi gadget e chiavette-usb, restano le borse ad esibire percorsi e preferenze. Mai più senza.

Robin Hood Gardens (©Alessandro Colombo)

Robin Hood Gardens al Padiglione delle Arti Applicate

In collaborazione con il Victoria and Albert Museum di Londra, la Biennale presenta un reperto del noto complesso di housing sociale ora in demolizione. Riflessioni sul fallimento di un’utopia – Il meglio sta fuori: la forza del reperto in calcestruzzo prefabbricato dei Robin Hood Gardens, ricostruito come in anastilosi sul bordo del bacino dell’Arsenale, mette in ombra la pur bella installazione multimediale interna e, soprattutto, la parte introduttiva, un poco triste con la sua struttura a pannelli.

Corderie, Dorte Mandrup AS (©Elena Franco)

Freespace is everywhere you want

La mostra principale, distribuita tra le Corderie dell’Arsenale e il Padiglione Centrale ai Giardini, non fuga le perplessità circa la vaghezza del significato del Freespace – L’emblema di questa Biennale potrebbe essere l’installazione di Barclay & Crousse: non potendo reificare l’opera (sacrosanto), gli architetti rappresentano l’Universidad de Piura, attraverso alcune casseforme traforate utilizzate per i getti e alcune panche dove sedersi e ricaricare i propri dispositivi mobili; proprio come gli studenti peruviani, ripresi da un video a camera fissa mentre animano di vita uno degli spazi comuni. Benvenuti alla Biennale!

Close Encounter, meetings with remarkable projects (©Elena Franco)

Le due sezioni speciali

Inserite direttamente nella mostra principale, raccontano esperienze di punta della didattica e della ricerca (fatta all’Accademia di Mendrisio) in “The practice of teaching”, e sperimentazioni di architetti irlandesi ispirate da progetti che fanno parte della storia dell’architettura (“Close encounter, meetings with remarkable projects”) – The practice of teaching La dimensione dell’insegnamento invade FREESPACE e inonda le Corderie dell’Arsenale. Ufficialmente è una sezione speciale, “The practice of teaching”. In realtà – complice anche un progetto allestitivo fluido e promiscuo (freespace, appunto) – i confini tra esposizione principale e percorso parallelo sono sostanzialmente inesistenti.

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