Biennale Arte Venezia 2026

Che cosa resterà di questa 61° Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia? Ce lo siamo chiesti spesso nelle ultime settimane ed è per questo che per la prima volta abbiamo scelto di dedicare un nostro speciale ad una Biennale non d’Architettura.

Ripercussioni geopolitiche, polemiche, contestazioni e pubblici cortei, una giuria dimissionaria e i Leoni affidati ai visitatori.

Daniele Capra ricostruisce l’intricata situazione in continuo evolversi (non escludiamo ulteriori colpi di scena) mentre Guido Rampoldi ci ricorda che sanzioni e legalità internazionale non sempre seguono una relazione lineare.

La partitura collettiva in tono minore, orchestrata dal team curatoriale di Koyo Kouoh, è restituita da Alessandro Colombo e Paola Garbuglio ed è una partitura che si svolge, preferibilmente, in ambienti bui e con pochi slanci fra Giardini e Corderie. Di contro il variopinto mosaico delle partecipazioni nazionali, come di consueto, offre messe in scena e contenuti a volte di alto valore, in altri casi cerca di stupire cadendo anche nel voyeurismo, ovviamente colto al volo dal pubblico. 

Il rinnovato Padiglione Centrale si presenta alla sua prima Biennale lasciando qualche dubbio, mentre la sensazione generale è quella che si sia cercato di circumnavigare i problemi del nostro tempo, anziché affrontarli con la libertà e la lucidità che ci aspetteremmo dall’Arte.

Al di fuori del recinto “biennalesco” Venezia intanto conosce un’offerta espositiva senza eguali negli ultimi anni, anche con installazioni, performances e l’apertura di nuove fondazioni la cui vera sfida sarà quella di integrarsi con il tessuto cittadino attraverso una programmazione culturale continuativa.

Non potevamo escludere da una narrazione anche questo aspetto con oggettività e cercando di rifuggire quell’approccio celebrativo riservato troppo spesso al fenomeno sul quale, vi promettiamo, continueremo a vigilare.

A cura di Veronica Rodenigo

Immagine di copertina: Arsenale, Biennale Arte 2026, Venezia (installazione di Alice Maher, © Marco Zorzanello, courtesy Biennale di Venezia)

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