LE RAGIONI DI UN (SECONDO) SPECIALE
Sottolineare la centralità dell’elemento acqua nella cultura architettonica contemporanea può sembrare un’ovvietà. Con sempre maggiore intensità attualità e prospettive, criticità e opportunità spaziali si profilano mettendo al centro una corretta (e progettata) gestione delle acque.
Il tutto in una logica che attraversa le scale del progetto. I waterfront urbani sono sempre più spesso luoghi sensibili della trasformazione e della rigenerazione, offrendo sempre rinnovate forme di abitabilità.
Ma, restando ad una scala territoriale, fiumi e torrenti – complici i cambiamenti climatici – sono anche fattori della fragilità di città e paesi, condizionando le scelte pianificatorie. E sempre nell’ottica della corretta gestione delle acque, hanno oggi un’importanza rilevante (come ben sanno i progettisti) tecniche e tecnologie per ridurre l’impermeabilizzazione dei suoli e per rinaturalizzare aree artificializzate.
Alla scala edilizia, sono le questioni legate all’impiantistica ad impattare (anche economicamente) su benessere abitativo e su efficienza energetica, nell’ottica della sostenibilità degli edifici.
Per queste ragioni dedicare uno spazio al “progetto dell’acqua” è, più di una scelta, una necessità. Animarlo di contenuti diversi, offrendo punti di vista alternativi, diventa un importante contributo alla cultura architettonica. Parleremo di infrastrutture blu per contrastare i cambiamenti climatici, di ambientalismo consapevole, di bluewashing, di partecipazione delle donne nel settore idrico italiano, di crolli e di rinascite di ecosistemi, di design per le emergenze idriche e alluvionali, di sistemi per la raccolta dei rifiuti e la pulizia dei bacini fluviali, scopriremo le motivazioni che hanno portato la Stockholm Water Foundation a conferire i premi più prestigiosi al mondo nel settore idrico. Lo faremo attraverso le parole di scienziati, accademici, inventori e piccoli eroi capaci di immergersi ma anche di galleggiare in un mondo di acque sempre più temute e con le quali, invece, avrebbe senso ristabilire nuove connessioni ed equilibri. Affinché, come De Andrè profetizzò in “Dolcenera”, le acque che non si aspettano, vengano maledette, portino male, salgano dalle scale, spacchino monti e affondino terre. Nu l’è l’aegua de ‘na rammà ‘n calabà ‘n calabà.
A cura di Ubaldo Spina
MAIN PARTNER






