Camilo Rebelo: dal paesaggio al prodotto, il ruolo dell’architettura

La solida relazione con il paesaggio e lo studio delle preesistenze caratterizzano la produzione di un architetto di cui, nelle parole di Francesco Dal Co, “si sentirà parlare nei prossimi anni”

 

Nella terza giornata di Cersaie 2018, per il ciclo “costruire, abitare, pensare” la Galleria dell’Architettura ha ospitato l’architetto portoghese Camilo Rebelo. Laureato a Porto nel 1996, collabora fin da subito con architetti come Eduardo Souto de Moura ed Herzog & de Meuron, fino al 2000 quando decide di fondare uno studio nella sua città.

Introdotto da Francesco dal Co come “un architetto di cui sentirete tanto parlare nei prossimi anni”, Rebelo presenta alcuni dei suoi progetti più significativi, che risentono dell’influenza dei suoi maestri senza mai imitarli. Le sue opere si adattano ai luoghi con la tattile sensualità caratteristica di Alvaro Siza, dimostrando però maggiore durezza dei profili e semplicità delle forme. Il tema prevalente delle sue opere viene descritto da Dal Co come la “giusta collocazione”, ovvero la capacità di declinare le forme e le modalità costruttive ai suggerimenti del terreno, senza invaderlo. Dai musei alle abitazioni, resta il forte rapporto con l’esterno che si esprime con una continuità a volte materiale a volte formale, ma sempre visiva.

Rebelo apre la sua lezione presentando il Côa Museum, museo di arte e archeologia che gli ha portato numerosi riconoscimenti internazionali. Realizzato in collaborazione con Pimantel, sorge in un sito Unesco ed è stato definito dall’architetto stesso un “tributo al paesaggio”. La forma e i materiali sono stati attentamente studiati per adattarsi e mescolarsi al luogo, senza imporsi nonostante le dimensioni imponenti dell’edificio che diventa così un luogo di contemplazione del panorama ancor prima di essere museo.

Una solida relazione con il paesaggio e un particolare studio delle preesistenze sono un passepartout di lettura degli altri progetti passati in rassegna. Tra questi il recentissimo Port Wine Museum che celebra la storia e l’economia della città di Porto, trovando spazio in pieno centro storico, al bordo del fiume Douro, con un’inusuale facciata nera in omaggio alle bottiglie dell’omonimo vino.

Di tutt’altro carattere è l’istallazione OVO, un guscio di cemento armato senza spigoli atto a ospitare l’opera Semente dell’artista Rui Chafes. “Attenzione al prodotto sin dall’inizio” sono le parole che sottolinea l’architetto nel descrivere la complessità e ricercatezza del progetto. L’installazione nasce dalla duplice necessità di relazionarsi con la scultura al suo interno, risaltandola, e con l’architettura che lo ospita, senza eclissare lo spazio preesistente.

Rebelo conclude la sua lezione con due progetti che portano al limite dell’indagine la sua architettura: Ktima House e Promise. Le due abitazioni (la seconda ancora in fase di costruzione) riprendono le tematiche che attraversano tutte le opere dell’architetto, ma sono frutto di una nuova ricerca di connessione, non più tra architettura e paesaggio, ma tra uomo e natura. L’architettura in questi casi è strumento di fusione, non di barriera, portandoci così ad uscire definitivamente dalle schematiche impostazioni urbane alle quali siamo abituati.

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