“Costruire Abitare Pensare”: Emilio Ambasz e Attilio Stocchi

 

Fulvio Irace introduce il green in architettura attraverso il lavoro che il pioniere argentino ripercorre e i progetti del milanese, che usano la natura come ingrediente principale

 

Introdotti da Fulvio Irace, Emilio Ambasz e Attilio Stocchi hanno aperto la rassegna pomeridiana con la loro comune passione e visione per il “green”, con esiti completamente diversi dal punto di vista progettuale, ma fortemente connessi dal punto di vista concettuale.

Durante il suo saluto iniziale Vittorio Borelli, ex presidente di Confindustria Ceramica, ha più volte ricordato le politiche pro ambiente seguite dalle industrie del settore, testimoniate anche dagli ingenti investimenti che raggiungono il 10% annuo di fatturato.

A prendere parola è Emilio Ambasz, che attraverso i suoi progetti rivoluzionari e in parte utopistici per l’epoca, ha ripercorso gran parte della sua opera architettonica. Da questa è possibile notare che il “green over gray” (slogan nato a fine anni settanta) nasce dall’uomo, che deve stringere un patto con la natura, e che questo si porrà come vero e proprio fondamento per le vicende future. Esso scaturisce dalla necessità dell’architetto di porre “il morbido sopra al duro” così da non alienare i cittadini dal regno vegetale, evitando di sottrarre ulteriore verde allo spazio urbano.

Tra le opere più significative possiamo trovare la Casa del Retiro Spiritual di Siviglia, la Prefectural International Hall di Fukuoka, il Mycal Cultural Center a Shin-Sanda fino ad arrivare all’ospedale di Mestre (riconosciuto anche come primo “giardino della salute”) e alla Banca degli occhi a Mestre. In tutte queste opere è possibile percepire l’intenzione del progettista di non addomesticare la natura ma di crearne una seconda, fortemente caratterizzata dalla sua mano.

A seguire è l’architetto milanese Attilio Stocchi, che con la sua attività progettuale e di ricerca parimenti sui temi del rapporto con la natura, cerca di integrare sia gli aspetti storici che ambientali di un determinato luogo.

A più riprese afferma quanto la natura non sia solamente una componente dei suoi lavori, bensì un ingrediente fondamentale. Il primo progetto riportato è PAN, definito già dalla stampa come il “Colosseo verde”. Nel sito del cantiere è possibile trovare quello che lo stesso architetto definisce “paesaggio orma”, segno di un paesaggio e di una forza passata, dove la natura diventa oggetto costitutivo del fare natura. Stesso approccio è stato utilizzato in ERMES: si è partiti infatti a progettare dalle preesistenze vegetali del sito fino ad arrivare alla configurazione dei percorsi, data dalle presenze delle aiuole.

Infine l’installazione Cuorebosco ha posto un forte accento sulle possibilità di rievocare l’antico bosco celtico a Milano tramite l’architettura, facendo sì che queste tracce antiche possano permanere nell’immaginario collettivo.

Autore

Nato a Ravenna nel 1996, consegue il diploma presso il Liceo Scientifico “A. Righi” di Cesena nel 2015.
Successivamente intraprende gli studi presso il Dipartimento di Architettura “Aldo Rossi” di Cesena, concentrandosi particolarmente sugli aspetti della storia dell’architettura e del restauro.

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