Cersaie 2016, siamo fuori dal tunnel?

Di Luca Gibello  •  Gen 20, 2018 at 11:30pm  •  Cersaie 2016

Cersaie 2016, siamo fuori dal tunnel?

 

Report (fugace e semiserio) dal Salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno a Bolognafiere

 

Meteo

BOLOGNA. Premesso che girovagare due giorni interi tra gli stand della fiera è ben più faticoso che affrontare la scalata del Cervino (parola di alpinista), il clima che si respirava conversando con i principali operatori sembra volgere il barometro verso il sereno, o almeno verso il poco nuvoloso. Tutti cautamente ottimisti nei confronti del mercato (anche nostrano), e disposti a ragionare di possibili nuovi investimenti in vari ambiti. S’intravedono spiragli di luce in fondo al tunnel.

 

Dimensioni

Lastre ceramiche davvero per tutte le esigenze: grandi, grandissime (ormai non è più una novità) e… piccole (questa lo è di più). Tornano infatti in auge i piccoli formati, a partire dal classico 30×30 ma anche mattonelle, cementine, liste. Non sarà che il grande formato presenta qualche problema di posa e produce giusto un po’ di sfridi?

Sul fronte arredobagno, ad esempio, per i lavabi la sfida si gioca invece sugli spessori minimi dei bordi, oppure sulla generosità delle superfici d’appoggio.

 

Imitazioni

Anche grazie alle tecnologie digitali, livelli di riproduzione pazzeschi, più veri del vero. Su tutti, anche per le quantità esibite, i marmi carraresi: Statuario e Calacatta, perfetti, come se piovesse. Talvolta, in momenti di calo di zuccheri, ti sembra di essere già arrivato al Marmomacc… Se proprio marmo dev’essere, allora dichiariamone la finzione: come nella coraggiosa rivisitazione pop di Massimo Iosa Ghini per Ricchetti. E poi, altre pietre e legni per tutti i gusti; più raffinati i cementi e alcune resine (finto grezzo radical chic, tipo loft, molto da architetti); più originali i metalli e soprattutto i tessuti, chè in certi stand ti viene da chiedere se i pavimenti li ripassano con il battitappeto.

 

Texture

Alla conquista della terza dimensione. Crescono infatti le soluzioni che lavorano sul rilievo, con effetti di particolare fascino tattile e ottico.

 

Ambientazioni

C’è grande voglia di domesticità, anche quando si parla di contract. Gli allestimenti sono sempre più curati, meno catalogo e più tematizzazione; talvolta si apprezzano veri e propri progetti d’interni. Più stimolante che non scrollare repertori d’immagini su Instagram.

 

Merceologia

Accanto alla sempre più nutrita e agguerrita pattuglia dei produttori di pavimenti in legno, si cominciano ad affacciare alcuni operatori del settore marmi e pietre: non si tratta solo di condividere le analisi di Bauman sulla società liquida ma di capire strategie di offerta integrata per l’ambito delle pavimentazioni e rivestimenti.

 

Grandi firme

Oltre ai mostri sacri (il blu di Gio Ponti per Ceramica Vietri e la palette di colori lecorbusieriani per Gigacer), si apprezzano numerose collaborazioni tra aziende e architetti o designer: l’elenco di nomi sarebbe davvero troppo lungo e coinvolge tutte le generazioni: da Francesco Librizzi ad Alessandro Mendini.

 

Pari opportunità

Infine, ci sia concessa una nota di costume (e società). Finalmente, negli stand si entra prevalentemente perché richiamati dai prodotti e dagli allestimenti, e non più perché cade l’occhio sul bancone alla reception. In netto calo, infatti, la presenza di hostess quali donne immagine neppure tenute a dare informazioni. Anche questo, un passo in avanti.

 

Gallery fotografica © Diletta Bracchini

 

 

Autore

Nato a Biella (1970), nel 1996 si laurea presso il Politecnico di Torino, dove nel 2001 consegue il dottorato di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica. Ha svolto attività di ricerca sui temi della trasformazione delle aree industriali dismesse in Italia. Presso il Politecnico di Torino e l'Università di Trento ha tenuto corsi di Storia dell’architettura contemporanea e di Storia della critica e della letteratura architettonica. Collabora a “Il Giornale dell’Architettura” dalla sua fondazione nel 2002; dal 2004 ne è caporedattore e dal 2015 direttore.
Oltre a saggi critici e storici, ha pubblicato libri e ha seguito il coordinamento scientifico-redazionale del "Dizionario dell’architettura del XX secolo" per l'Istituto dell’Enciclopedia Italiana (2003). Con "Cantieri d'alta quota. Breve storia della costruzione dei rifugi sulle Alpi" (2011, tradotto in francese e tedesco a cura del Club Alpino Svizzero nel 2014), primo studio sistematico sul tema, unisce l'interesse per la storia dell'architettura con la passione da sempre coltivata verso l’alpinismo (ha salito 79 delle 82 vette delle Alpi sopra i 4000 metri). Nel 2012 ha fondato e da allora presiede l'associazione culturale Cantieri d'alta quota

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