Danimarca

Di Arianna Panarella  •  Mag 26, 2018 at 4:11pm  •  I padiglioni nazionali 2018

Danimarca

Possible Spaces: quattro progetti (+1) per proposte di sviluppo sostenibile

 

Nuove pratiche per aree già edificate e innovazione per lo sviluppo sostenibile sono le parole chiave di un padiglione danese che racconta attraverso quattro progetti selezionati da Natalie Mossin altrettante proposte di sviluppo sostenibile.

In comune hanno la pluridisciplinarità: sono progetti che vedono la collaborazione di diversi settori e professioni a tutti i livelli della società perché i “Possible Spaces” evocati nel titolo si riferiscono a quegli spazi che si sviluppano quando si realizzano inedite soluzioni a più mani, che vedono nuovi metodi digitali e pluridisciplinari di design e costruzione, una nuova mobilità (anche fin troppo visionaria, forse, quella delle capsule dei BIG con Virgin Hyperloop One), e che si preoccupano di ricostruire l’identità e la memoria di luoghi perduti (la riedificazione del Bade hotel distrutto da un incendio) e rendendo sostenibile il patrimonio esistente (edilizia sociale). Sostenibilità e innovazione richiedono nuove soluzioni architettoniche; e dall’esposizione emerge come non sia un compito solo imputabile all’architetto. I nordici, che sono bravi a fare squadra, ci esortano a lavorare insieme e trasversalmente alle varie discipline, istituzioni e persone.

È però un quinto progetto di architettura – concretamente realizzata in questo caso – a dare forma e sostanza al tema di questa Biennale. Il Freespace per i danesi è un edificio realizzato a Copenaghen: il BLOX, centro multifunzionale progettato dallo studio OMA. Affacciato sul porto storico della capitale, l’edificio si divide internamente tra appartamenti, uffici, caffetterie, una libreria, una palestra, spazi di co-working e il DAC (Danish Architecture Center), ma si caratterizza anche per diversificati spazi urbani all’aperto, dove anche la scalinata che porta all’ingresso diventa luogo informale di sosta e relazioni sociali.

I danesi forse si autocelebrano eccessivamente quando lo descrivono come “molto più di un semplice edificio”, che pare incarnare alla perfezione il tema del “Freespace”. Come in altri padiglioni nazionali, le scalinate, i gradoni, le cavee bastano ad incarnare i Freespaces della città? O forse il nostro futuro è quello che immaginano i BIG: trasportati in mega condotti a 11.000 km/h per la superficie del globo.

 

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