Di pietra in pietra verso Marmomac 2019

Di Alberto Vignolo  •  Set 30, 2018 at 11:10pm  •  Marmomac 2019

Di pietra in pietra verso Marmomac 2019

 

Musei, flagship store (di lusso), caffetterie, enoteche e abitazioni private. Breve viaggio tra i più recenti progetti aventi come comune denominatore il marmo e la pietra naturale

 

Nel percorso che conduce verso il rituale appuntamento di Marmomac – la manifestazione veronese di riferimento mondiale nel settore lapideo – l’attesa degli architetti è concentrata sulle proposte all’interno di The Italian Stone Theatre, il padiglione dedicato all’eccellenza litica italiana. Mentre le macchine a controllo numerico rifiniscono i prototipi pensati per l’occasione da progettisti e aziende, e mentre si mette a punto la spettacolare macchina scenica del Teatro della Pietra, per non rischiare l’effetto spoiler ci accostiamo al mood litico attraverso una breve rassegna di esempi che suggeriscono alcune risposte all’interrogativo di fondo: perché utilizzare il marmo e la pietra naturale in un progetto di architettura e design?

 

Cultura

Il valore simbolico della pietra, pesante e concreta per la materialità delle lastre di ardesia utilizzate ma leggera per forma, è rappresentato con tutta evidenza da una delle architetture dell’estate 2019, il padiglione della Serpentine Gallery a Londra disegnato da Junya Ishigami, ispirato a un tetto quale elemento architettonico archetipico.

Da un padiglione come edificio-manifesto nel quale la pietra esprime appieno la sua naturality passiamo all’ambito museale vero e proprio – punta di diamante tra le tipologie architettoniche – dove  preziosità, durevolezza e rango urbano sono affidate nell’edificio per la Bauhaus Collection dell’Accademia Cinese delle Arti a Hangzou (Cina) a un guscio in pietra arenaria rossa di Agra. Disegnato da Álvaro Siza e Carlos Castanheira, questo grande complesso architettonico aperto nel 2018 fa del rivestimento lapideo esterno un elemento della poetica progettuale, che negli spazi interni si manifesta nell’arenaria chiara utilizzata per i luminosi spazi comuni.

 

Commercio

Quando poi l’allestimento è al servizio non di opere d’arte ma di prodotti commerciali, la fascia alta del mercato del luxury consente raffinatezze progettuali che si sposano “naturalmente” con l’unicità di marmi e pietre. È il caso del flagship store per la casa di moda Céline realizzato nel 2018 a Miami dall’architetto svizzero Valerio Olgiati, che ha interamente rivestito l’involucro edilizio con un “guscio” di Pinta Verde, un marmo brasiliano dalla preziosissima sfumatura cerulea. Stessa città, Miami, ma ispirazione rivolta allo spirito e ai materiali di Milano per il negozio Valextra disegnato nel 2018 dallo studio statunitense Aranda Lasch: ecco la facciata e la pavimentazione in Ceppo di Gre, la pietra porosa che caratterizza in special modo le zoccolature di molti palazzi milanesi, ed ecco gli espositori di varia dimensione e altezza con i blocchi di marmo di Arzo (lo stesso che si trova nel negozio di via Manzoni), disposti su leggeri supporti di rete metallica.

Ritroviamo la materia litica come elemento caratterizzante dei punti vendita estesi su scala globale anche per il lusso in versione high tech di Apple: grazie al connubio tra la rigorosa design identity aziendale e lo studio Foster+Partners, che ha firmato nel 2017 Apple Orchard Road a Singapore, un’eclatante declinazione del nuovo format messo a punto dall’archistar inglese e incentrato sui toni naturali della pietra Castagna. La controllatissima tessitura lapidea delle due spettacolari scale circolari, assemblate con grandi blocchi curvilinei, è segnata dal gesto scultoreo del corrimano incavato, realizzato grazie alla maestria di artigiani italiani: all’interno della guscia la finitura della pietra diventa tattile e setosa, invitando a un approccio touch.

 

Interni

Rispetto a un utilizzo estensivo di superfici lapide per pavimentazioni e rivestimenti, che pure rappresenta una notevole fetta di mercato per l’intero comparto che va dall’estrazione alla lavorazione alla posa, è l’architettura degli interni a dare spazio a una ricerca progettuale volta a qualificare la materia in maniera singolare, attraverso utilizzi tesi ad esaltare le caratteristiche uniche della pietra naturale. Romola, una caffetteria nel centro di Madrid ricavata nel 2017 dalla trasformazione di un ex garage, rappresenta le potenzialità di utilizzo del materiale litico nei progetti di interni innovativi e di grande efficacia. Il progetto di Andrés Jaques – Office for Political Innovation, studio con basi a Madrid e a New York, organizza lo spazio del locale mediante una sorta di tenda autoportante, composta da un telaio metallico sul quale sono appesi sottilissimi elementi lapidei triangolari che formano l’orditura di un raffinato “tessuto”. A monte di questo risultato estetico c’è un approfondito lavoro di ingegnerizzazione delle lastre lapidee, accoppiate a vetro e resine, e dei sistemi di ancoraggio.

Una tecnologia low profile ha invece accompagnato nel 2017 un intervento di grande suggestione a Matera, all’interno dell’area dei Sassi, grazie al quale in un antico edificio è stata ricavata l’Enoteca dai Tosi. Gli architetti belgi De Vylder Vinck Taillieu si sono misurati con la concrezione rocciosa tipica del luogo, utilizzando per i nuovi elementi di progetto – scale, panche, sedute e piani di appoggio – la pietra di Matera, capace di dare continuità alle forme arcaiche come archi e volte, che hanno però la capacità di apparire nuove grazie all’abilità dei progettisti.

 

Residenze

Musei, shopping, mangiare e bere: e l’abitare? Anche in questo caso occorre concentrarsi su esempi di eccellenza che certo non mancano. Come nella ristrutturazione del 2017 di una casa in un edificio del XVII secolo di fronte al Pantheon a Roma, eccezionale a partire dal luogo, all’interno della quale i progettisti dello studio Labics hanno declinato un uso attento di materiali raffinati e preziosi. Rispettando la sequenza spaziale delle stanze in infilata, ne hanno sottolineato la sequenza con incorniciature in marmo Statuario venato (in ottone al piano superiore) che si rincorrono nella veduta prospettica. Il medesimo marmo è utilizzato per elementi di arredo fisso e rivestimenti, e nell’aerea scala tra i due livelli.

Infine un’altra ristrutturazione datata 2019, una casa nel quartiere storico attorno alla cappella di Nossa Senhora do Monte che domina la città di Lisbona. Ridotta in macerie, è stata ricostruita per ospitare una casa unifamiliare su tre livelli dagli architetti Leopold Banchini e Daniel Zamarbide. Non rivestimento o materia giustapposta ad altre, e nemmeno elemento di sperimentazione tecnologica: in questo caso la pietra naturale è semplicemente – anzi naturalmente – materiale da costruzione dello spazio architettonico. Un nucleo centrale in marmo rosa e bianco della vicina cava di Estremoz attraversa i tre livelli dell’abitazione, spazio servente di un circostante spazio fluido. Giunti in copertura, un piano in marmo bianco è circondato dalle acque blu della piscina, e tre pini a ombrello offrono una piacevole ombra. Marmo, acqua, natura: pura materia.

 

Appuntamento a Verona

Altri esempi? Solo un po’ di pazienza: ritorna anche quest’anno Archmarathon, evento internazionale di architettura organizzato dalla rivista «Platform», con la selezione che verrà effettuata nell’ambito di Marmomac delle dieci opere meritevoli tra oltre 150 candidature nella categoria Stone tra le migliori architetture che utilizzano la pietra. Tra le dieci proposte, provenienti da un contesto internazionale, saranno decretati i tre finalisti che accederanno all’ultima fase della selezione. Appuntamento dunque dal 25 al 28 settembre a Marmomac, naturalmente a Verona.

 

 

 

 

Autore

Nato a Peschiera del Garda (Verona) nel 1968, si laurea in architettura al Politecnico di Milano, dove ha svolto attività didattica e di ricerca fino al 2012. Alla libera professione affianca la ricerca sulla comunicazione del progetto architettonico e urbano, organizzando incontri e iniziative, scrivendo numerosi articoli e saggi e curando pubblicazioni. Dal 2010 dirige la rivista «Architettiverona»

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