Design in concerto: su il sipario al 58° Salone del Mobile

Il concerto alla Scala di Milano, l’inaugurazione e le prime impressioni dai padiglioni di Rho Fiera

 

MILANO. Mai come quest’anno la locuzione alzare il sipario pare appropriata per definire l’incipit di questa 58° edizione del Salone del Mobile. In un affollatissimo teatro alla Scala, la sera di lunedì 8 aprile, si è, infatti, alzato il sipario con un mirabile concerto della Filarmonica scaligera diretta da un Riccardo Chailly in forma smagliante che con le note di Rossini e Mussosghki -mai brano fu più appropriato, quadri di un’esposizione- ha dato il via al Salone con un concerto che ha, finalmente, svelato il significato di quel Design in concerto, payoff del 2019, che fino a quel momento era rimasto criptico per i più.

Forte di un accordo stilato con la Scala, il Salone stringe un rapporto destinato a durare con la più grande istituzione musicale milanese chiudendo così il cerchio della creatività che ha fatto di Milano una delle città più amate e ricercate nel mondo per Design, Moda, Musica e Cultura riunite in uno stile Milano che non finisce di stupire per qualità e vitalità. Tutti temi che non hanno neanche avuto bisogno di essere ricordati nella memorabile serata, ma che i selezionatissimi ospiti e protagonisti del Salone hanno poi inverato con la loro presenza in una cena ospitata sul palco -quasi una nuova opera è sembrata andare in scena- che ha affascinato tutti e ha costituito il viatico per l’apertura di poche ore dopo.

L’inaugurazione a Rho Fiera

Apertura che puntuale è arrivata la mattina del 9 bruciando, anche in questo caso, tempi e modi di una manifestazione che gode di una salute strabordante, a quanto pare. Di buona mattina ed in perfetto orario il premier Giuseppe Conte si è presentato ad una porta laterale del padiglione 24 e ha assistito in anteprima, accompagnato dal presidente di Federlegno Emanuele Orsini, allo spettacolo dell’installazione De-signo. Il design italiano prima e dopo Leonardo che, con la forza dell’immagine e del suono, spiega in un clima immersivo di forte emozionalità l’avventura di Milano in un volo storico che, da Leonardo ad oggi, rende chiaro a tutti i fondamenti della cultura della creatività che, fra scienza e umanesimo, anima Milano. Mentre si aprono i cancelli ed il pubblico sciama nel quartiere di Rho Fiera, il presidente del Consiglio accompagnato anche dal ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, attivissimo sulla scena cittadina del design, completa un tour fra i padiglioni per poi tagliare un affollatissimo nastro inaugurale e partecipare ad una altrettanto affollata conferenza stampa di apertura. Il ministro dell’interno Matteo Salvini, che già aveva animato con la sua presenza, accompagnato, la cena scaligera, non si risparmia anche in Fiera e a sua volta visita i padiglioni e De-signo tagliandone ufficialmente il nastro.

A spasso tra i padiglioni

Lasciando ad altri misurare la popolarità dei politici sulla ribalta del design, s’iniziano ad annotare le novità di questa edizione che presenta il neonato “S.project” che di fatto prende il posto di “Workplace”, stemperandosi e diffondendosi fra tutti i padiglioni, inaugurando una visione trasversale che mette, finalmente, in comunicazione i vari settori merceologici, sin qui rigidamente separati, che animano bellissimi (e grandissimi) stand che si ergono su una candida moquette e segnano una via interdisciplinare -che crediamo di sicuro successo per il futuro- che si contraddistingue per la forza di fotografare una realtà in continua evoluzione che si riesce qui ad interpretare con la velocità e mobilità tipiche del mondo contemporaneo.

Dunque fra nuovi percorsi ed omaggio al genio leonardesco, il Salone mette in luce indirizzi interessanti: se da una parte si va verso la ricerca di un arredo universale, dall’altra la storia e il passato illuminano sempre più il presente. La lezione ecologica permette d’ibridare i contesti e superare l’equilibrio formale in nome di un’estetica della dissonanza che non si ferma alla dialettica imperfezione/perfezione, ma punta decisamente sulla qualità dei materiali, delle superfici, delle texture e delle capacità prestazionali. Nella luce tecnologia e natura dialogano, così come la forma della luce, gli apparecchi, tende agli estremi: o scompare a favore della performance luminosa, o sboccia in nuove facies suggerite dalla natura, appunto.

In attesa dei numeri e delle risposte del pubblico per trarre un bilancio di questa Design Week, godiamoci queste giornate sempre più dense, sempre più folli, sempre più difficili ma appassionanti fra Fiera e città, fra Salone e Fuorisalone.

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