A spasso per la BDW 2019

 

Giunta alla sua quinta edizione, la Bologna Design Week promette una vita lunga e sempre più luminosa e partecipata. Curata nuovamente da Enrico Maria Pastorello e Elena Vai, ha offerto anche quest’anno mostre e iniziative che hanno animato chiese, caffè, teatri, musei, strade e piazze

 

 

La Bologna Design Week 2019, anche quest’anno organizzata da Enrico Maria Pastorello e Elena Vai sulla falsariga delle edizioni precedenti, si è concentrata sul coinvolgimento del centro storico di Bologna in occasione del grande afflusso di persone provenienti da ogni dove per il Cersaie, forte della collaborazione con numerosi enti pubblici e privati (ad esempio, l’Alma Mater Studiorum).

Tra il 23 e il 28 settembre varie iniziative hanno animato locali di ogni tipo e tra chiese, caffè, teatri, musei e aule magne di istituti privati.

 

Le mostre

Si sono potute apprezzare mostre molto diverse tra loro, ma con un filo rosso a collegarle (quasi) tutte: la valorizzazione di spazi già esistenti; tema attuale e urgente in una geografia urbana – quella del mondo occidentale e non solo -, che va sempre più saturandosi. Alcune mostre si sono tenute anche al di fuori delle mura cittadine, come ad esempio “Esprit Nouveau: le nouvel esprit des couleurs selon Le Corbusier”, tenutasi in una location ormai classica per la BDW, appunto il Padiglione de l’Esprit Nouveau, facente parte del complesso fieristico.

Molto pubblicizzata, in occasione del centenario della fondazione del Bauhaus, è stata ad esempio la mostra itinerante di fotografia “Architettura Bauhaus” di Hans Engels, promossa dall’Ordine degli Architetti di Bologna e ospitata dal Goethe Zentrum di Bologna, in collaborazione con il Goethe Institut Italia. Si protrarrà anche oltre la BDW, fino al 22 ottobre, quando si svolgerà un incontro aperto a tutti sulla figura della donna dal titolo “Il posto della donna nel Bauhaus: artiste, studentesse, insegnanti, consumatrici”, con Donatella Chiancone Schneider, storica dell’arte e del cinema.

I bellissimi scatti del fotografo tedesco si propongono di raccogliere tutte le architetture più o meno note dello stile Bauhaus e di fornire un panorama il quanto più completo possibile della corrente che ha segnato cosi profondamente la storia dell’architettura moderna, mostrando gli edifici sia ristrutturati che non, evidenziando i segni lasciati dal tempo e dagli abitanti. Gli esaurienti testi a didascalia delle opere fotografate sono invece opera di Ulf Meyer.

In occasione della Design Night inoltre, mercoledì 25 settembre si è svolto un ricco programma con due incontri: “I colori raccontano. Un decennio, una storia, una tendenza” a cura di Caparol Italia e “Il Bauhaus” a cura di Elena Brigi, architetto e docente dell’Università di Bologna. A seguire la proiezione in lingua originale con sottotitoli in italiano del film “Bauhaus Spirit” di Niels Bolbrinker e Thomas Tielsch.

 

Piazza Rossini

Parlando invece della valorizzazione di spazi esistenti, una delle iniziative più interessanti della settimana si trova in Piazza Rossini ed è curata dall’Università di Bologna. Qui è stata inaugurata mercoledì 25 settembre un’installazione volta all’attivazione dello spazio urbano e a un già notevole e ampio progetto di riqualificazione della zona universitaria come parte del progetto europeo ROCK (Regeneration and Optimization of Cultural heritage in creative and Knowledge cities). L’idea è quella di portare del verde in città e renderlo fruibile attivamente da chi frequenta le vie del centro: per questo motivo è stato tappezzato con un tappeto erbaceo uno spazio destinato solitamente a parcheggio. Il progetto è stato ideato e realizzato nell’ambito di un workshop dagli studenti di Design del prodotto, oltre a quelli di Design dei servizi e ad uno studente del corso di Architettura. Già lo scorso anno l’Alma Mater si era prodigata con successo in un altro progetto di attivazione di un’altra piazza del centro, Piazza Scaravilli.

Il Teatro Comunale

Sempre proseguendo lungo Via Zamboni, il Teatro Comunale è stato protagonista di una serie di workshop durante tutta la settimana e in particolare durante la Design Night, ospitando al suo interno un’installazione dal nome “Una volta in teatro”. Nasce da un’idea dello studio di retail e interior design Stile Bottega Architettura, sviluppata insieme allo Studio Associato Michelangelo e a Baustudio, con la collaborazione della Fondazione Teatro Comunale di Bologna e, ovviamente, di Bologna Design Week.

Lo scopo era quello di ricreare all’interno del teatro lo spazio urbano: si è infatti scelto come elemento rappresentativo della città di Bologna il portico, che è stato smaterializzato in una serie di sottili elementi di tessuto posti in sequenza e agganciati al soffitto del foyer Respighi. Il risultato, per quanto poco entusiasmante, è sicuramente suggestivo, grazie anche all’uso appropriato dell’illuminazione; ricorda inoltre altre opere architettoniche esistenti, in particolare nell’ambito del restauro, come la “nuova” cupola dell’Oratorio San Filippo Neri ad opera di Pierluigi Cervellati, la cui centinatura è costituita quasi esclusivamente da listelli in legno.

Il caffè universitario La Scuderia

Superato il foyer, attraversando semplicemente Piazza Verdi, siamo entrati nel caffè universitario La Scuderia, che ospita una mostra fotografica di Andreas Sicklinger. L’architetto tedesco ci propone una serie di scatti di automobili antiquate abbandonate per le strade de Il Cairo. Lo scopo della mostra, dal titolo “Fragments”, è appunto quello di mostrare alcuni frammenti di una società in evoluzione. Le foto tentano di evidenziare un ambiente urbano che è reso più vivo da questi mezzi che giacciono ai lati delle strade o in luoghi più dismessi e che diventano parte, spesso attiva, del paesaggio urbano, ma rappresentano anche una viva testimonianza culturale, rendendo leggibile la storia di posti e persone. Infatti, in molto casi, i vecchi proprietari, con modifiche rudimentali, ne hanno adattato gli spazi alle proprie necessità, oppure sono diventate alloggio per animali randagi. Gli scatti sono stati realizzati a ridosso della Primavera Araba e poco prima dell’eliminazione di questi ruderi a seguito delle nuove politiche di “pulizia del passato” attivate dall’amministrazione municipale.

 

Massimo Iosa Ghini in Piazza del Francia

In Piazza del Francia, accanto alla cornice meravigliosa di Piazza Minghetti e tra i palazzi in stile Rinascimento di questa zona molto “in” del centro, è stata esposta l’opera di Massimo Iosa Ghini, “Human Proportions”. L’architetto, non alla sua prima partecipazione alla BDW, ci propone un gioco prospettico che nasce per far riflettere sulle dimensioni delle architetture e per richiamare il tema della sostenibilità, ricordando come le dimensioni di un edificio dovrebbero essere proporzionate a quelle dell’uomo, anche e soprattutto per evitare sprechi. L’opera era già stata esposta al Fuori Salone di Milano, ma questa volta, nel clima della BDW, cambia il suo involucro e si veste di piastrelle realizzate da aziende del territorio.

Chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano

Non potevano mancare altre mostre nei punti più centrali e frequentati dai turisti, infatti la chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano, subito sotto le due torri di Bologna, ha accolto una delle mostre più interessanti della rassegna tra le sue splendide navate: “Riflessioni… L’architettura di un monumento. Il sacrario al Passo della Futa”, a cura di Giovanna Saccone. Una serie di pannelli esplicativi corredati da fotografie e dalle piante originali del complesso architettonico, aperto al pubblico proprio cinquant’anni fa e nato come cimitero militare germanico, raccontano di come l’architetto Dieter Oesterlen abbia voluto creare qualcosa che fosse allo stesso tempo monumentale – come monito delle atrocità della guerra e delle enormi ferite che ne derivano – e armonioso, in particolare con la natura circostante, come a dare speranza col concetto che si può convivere col passato e guardare oltre.

 

Casa Morandi

Spostandoci invece in un quartiere diverso ma che pure, con la presenza del complesso universitario di Santa Cristina, conosce un notevole traffico di persone e di idee, Casa Morandi ha inaugurato nel pomeriggio del 24 settembre “Morandi – esque”, mostra nata da un workshop portato avanti con grande cura che ha visto come risultato finale la realizzazione di stampe 3D di alcune sue celebri nature morte. Il profilo dei vari oggetti è stato ricavato attraverso un rigoroso metodo geometrico, utilizzando una serie di archi e cerchi, abbinati ad un reticolo. Una volta ottenuto questo, si è risaliti alla dimensione spaziale dell’oggetto grazie alle proiezioni ortogonali.

La volontà di dare spazio all’interno della BDW anche ad una personalità spesso vittima di pregiudizi – perlopiù riguardo la sua socialità – come quella del maestro Morandi, è sicuramente una scelta interessante, un po’ meno lo è stato il risultato dell’esposizione: avviare un processo inverso di creazione dell’oggetto morandiano, partendo quindi da una tela e ritornando alla terza dimensione può essere un esercizio importante per uno studente, ma per uno spettatore vedere esposti nove modelli molto simili può diventare poco accattivante. Ciononostante resta una bella attrazione per il museo che la ospita e che ci permette di entrare in contatto con la memoria del grande artista bolognese. Il workshop è nato nel 2018 da un’idea di Zaid Kashef Alghata, fondatore di House of ZKA, piattaforma per la ricerca in architettura ed è organizzata da Istituzione Bologna Musei.

Insomma, questi sono solo alcuni delle decine di progetti espositivi che hanno animato le strade del capoluogo emiliano, ma si capisce già bene come l’attenzione dell’iniziativa – supportata da sito, canali social e app dedicata per essere fruibile e presente in modo capillare -, sia stata dedicata a mostrare in tutte le sue sfaccettature il rapporto che le varie intelligenze della città hanno col territorio urbano e circostante, promuovendo ogni forma di tecnica – nel significato più greco del termine – e di creatività dei personaggi che animano la vita artistica di Bologna.

Giunta alla sua quinta edizione, la BDW promette una vita lunga e sempre più luminosa e partecipata, oltre ad essere un’ancora importante per una città che sta attraversando cambiamenti veloci ed enormi e che ha quindi necessità di non perdersi in questa fase di transizione. Cosa meglio, dunque, di mostrare a cittadini e non, per giunta gratuitamente, tutti i vari aspetti dell’urbanistica?

 

 

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